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A cavalcioni dei ducati

Quando la primavera torna a far vedere di che pasta è davvero fatta, dispettosa e mutevole come gli adolescenti, finisce con lo sparigliare i piani dei camminatori che devono decidere di cercare, per questi ponti, delle mete che consentano di giocarsi la carta alternativa della città d'arte a portata di ruota  qualora il tempo impedisca di andare a su e giù per declivi. Scartate così le Dolomiti e le vette Sudtirolesi, sulle quali minacciava di comparire la neve che praticamente non si è vista per tutto l'inverno, (perché diciamocelo, la montagna è bella, ma tre giorni chiusi in pensione in montagna, sono peggio di una canzone di Sergio Endrigo cantata da Tenco, mettono una malinconia che neppure un brasiliano riuscirebbe a concepire) i nostri decidono allora di puntare sul, da loro sconosciuto, Appennino Parmense. La scelta si dimostrerà vincente, Parma non si è vista, la dorsale appenninica, la cucina e l'ospitalità della gente dell'Appennino invece sì: si è trattat…

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