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Incipit: Nascita di un ponte

In principio conobbe la Jacuzia del Nord e Mirny dove lavorò tre anni. Mirny, miniera di diamanti da aprire sotto la crosta glaciale, grigia, sporca, sconfortante tundra abbrutita da quel vecchio carbone malato e da campi di deportati, terra deserta bagnata dalla notte madre dei geloni, sfregiata undici mesi l'anno da raffiche di neve capaci di spaccarti la testa, sotto cui sonnecchiavano ancora arti sparpagliati e corna giganti meravigliosamente ricurve, rinoceronti in pelliccia, beluga lanosi e caribù congelati - così fantasticava la sera seduto al bar dell'hotel davanti a un alcol forte e trasparente, con la solita puttana strisciante a prodigargli infinite carezze reclamando un matrimonio in Europa in cambio di fedeli servigi, non la toccò mai, non poteva, meglio niente che scoparsi quella donna che non lo desiderava, a quello si attenne. I diamanti di Mirny, insomma, bisognò perforare per trovarli, rompere il pemagelo a forza di dinamite, scavare un buco largo quanto una…

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