giovedì 24 novembre 2016

Incipit: Riparare i viventi









Il cuore di Simon Limbres. Cosa sia questo cuore umano, dall'istante in cui ha cominciato a battere più forte, alla nascita, quando altri cuori là intorno acceleravano a loro volta salutando l'evento, che cosa sia questo cuore, cosa l'abbia fatto balzare, vomitare, crescere, danzare in un valzer leggero come una piuma, o pesare come un macigno, cosa l'abbia stordito, cosa l'abbia fatto struggere -L'amore; che cosa sia il cuore di Simon Limbres, che cosa abbia filtrato, registrato, archiviato, scatola nera di un corpo di vent'anni, nessuno lo sa davvero, soltanto un'immagine in movimento creata da ultrasuoni potrebbe restituirne l'eco, mostrare la gioia che dilata e la tristezza che contrae, solo il tracciato cartaceo di un elettrocardiogramma srotolato dal principio potrebbe segnarne la forma, descriverne la fatica e lo sforzo, l'emozione che pressa, l'energia prodigata per comprimersi quasi centomila volte al giorno e per far circolare fino a cinque litri di sangue al minuto, sì, solo quella linea potrebbe raccontarlo, delinearne la vita, vita di pulsazioni, nel momento in cui il cuore di Simon Limbres, quel cuore umano, proprio quello, sfugge alle macchine, nessuno potrebbe sostenere di conoscerlo, e quella notte - notte senza stelle, un freddo da spaccare le pietre sull'estuario e nel Pays de Caux, mentre un'onda lunga senza riflessi rotolava sulle falesie e la piattaforma continentale indietreggiava svelando striature geologiche -, quel cuore rimandava il ritmo regolare di un organo che si riposa, di un muscolo che lentamente si ricarica - polso probabilmente inferiore a cinquanta battiti al minuto - quando l'allarme di un cellulare è scattato ai piedi di un letto stretto, sul touch screen l'eco di un sonar inscriveva a led luminosi le cifre 05:50, e in quell'istante tutto è precipitato.


Maylis De Kerangal. Riparare i viventi. Feltrinelli. Traduzione di M. Baiocchi con A. Piovanello


Alcuni di quelli che mi leggono scrivono e non solo sui loro blog, tutti leggono. Sapete quindi quanto difficile sia trovare le parole del dolore, scrivere del dolore, sul dolore, dargli una forma ed un contenuto sordo, compatto, pulsante, senza eccedere nelle coloriture, senza scivolare nel pietismo, nel voyerismo. Il compito è ingrato, la china che fa scivolare nel ridicolo è lì, nemmeno un passo, poi è il precipizio. La morte poi è quasi un tabù, non solo per chi scrive, ma per la nostra intera società, rappresenta il dettaglio di una storia, mai il suo cuore.
Maylis De Kerengal invece ne fa il nocciolo del suo narrare, le conferisce forma e contenuto, ammaestra le parole perché si facciano materia, materia viva, paradossalmente, proprio quando della vita raccontano il compimento, l'antitesi. Un coro di voci, di personaggi, anzi no , un coro di uomini e donne, a titolo diverso, partecipa ad una singola tragedia, il racconto di quella notte, non potrebbe essere lo stesso senza la partecipazione di ognuno di loro, De Kerangal, dedica a tracciare le loro figure, poche pagine, per alcuni poche righe, eppure senza uno solo di loro, questa storia non sarebbe più la stessa. Servono i loro "cuori" per raccontare la storia di un cuore, quello di Simon Limbres di venti anni e mai più ventuno.
Riparare i viventi è il più bel libro che abbia letto quest'anno, forse uno dei più belli in assoluto

martedì 22 novembre 2016

L'uomo delle bolle


Catrin Welz-Stein




Era da qualche tempo ormai che aveva tirato il freno a mano, l'aveva fatto perché il paesaggio aldilà del finestrino, dopo un po' che lo guardava da quella posizione distaccata, era parso un richiamo irresistibile. Aveva stimato in modo approssimativo l'effetto di quel suo gesto e aveva deciso che, rimanere tutta la vita con il rimpianto di non aver osato allungare la mano, sarebbe stato ben peggiore del rischio di deragliare. Così lo aveva fatto, aveva cercato di aiutare gli altri passeggeri al momento della lunga frenata, aveva tenuto gli occhi aperti, mentre attorno a lui tutti li serravano, perché si sentiva responsabile delle conseguenze, poi era sceso, lasciando un biglietto con il suo nome ed il suo numero da comporre in caso di necessità.
Una bambina che viaggiava con lui, guardandolo dal finestrino del treno che ripartiva, dopo qualche tempo di lui aveva detto:"mi dispiace che abbia scelto la solitudine".
Una volta che fu sceso dal treno decise che nella sua nuova vita sarebbe stato un soffiatore di bolle di sapone. Gonfiava le gote con grande maestria, amava che, chi lo osservava al lavoro, di lui asserisse che non esisteva sul pianeta terra un soffiatore di bolle di sapone più bravo di lui. Si allenava con costanza. Non solo mescolava i saponi per avere le bolle più iridescenti, ma studiava il modo per farle più grandi e più durature.
Si  trattava pur tuttavia di bolle di sapone, questo era il punto, dovevano durare il tempo della magia, mantenere la loro caratteristica: essere effimere.
Lavorava duramente affinché tutti stessero con la bocca spalancata a guardarle librarsi e allontanarsi fino a a esplodere, un'esplosione lieve, senza botto, senza dolore, e lui essere proclamato il re di quella magia, l'uomo capace del ripetersi di un piccolo, ma straordinario, miracolo: il campione dell'equilibrio della tensione superficiale, un giocoliere della precarietà, il più bravo.
Iniziò, con tecnica sorprendente, a creare della figure dall'acqua saponata, la gente accorse sempre più numerosa ai suoi spettacoli, poi le piccole figure si fecero via via più grandi o minuscole ma complesse.
Poi venne il giorno in cui concepì il suo personale capolavoro, soffiò per interi minuti, soffi brevi e lunghi alternati, gli occhi a tratti chiusi per mantenere la concentrazione, due bacchette lunghe tra le mani lo aiutavano a  creare e, al cospetto del pubblico ammirato, si formò una bolla con le sembianze di una giovane donna, fu però un attimo, la bolla col volto di donna si levò presto in volo e sparì.
Per settimane modificò la formula della saponata, convocò il pubblico - affiché il suo prodigio non avvenisse in assenza di testimoni - di nuovo plasmò una figura femminile leggiadra ma più resistente, tuttavia la donna di sapone, cui  un perfetto mandolino si andava creando dalla fine dei fianchi, persistendo più a lungo sull'uomo delle bolle, finì con esplodere addosso a lui che per giorni dovette lavare e rilavare i suoi abiti da lavoro completamente invischiati di quel tenace sapone, la gente dapprima riconobbe la bravura dell'artista poi lo schernì. Fu al terzo spettacolo che accadde: dalla maestria dell'uomo si creò una donna bellissima, lo sguardo dolce, le forme sinuose, la chioma vaporosa, lunghe gambe affusolate due piedini dalle unghie perlate.
Gli astanti spalancarono le bocche per lo stupore, il sorriso del soffiatore tradì il malcelato orgoglio.
La donna di sapone iniziò a librarsi in volo, ma fu nel momento del distacco dal suo creatore che avvenne il fatto davvero sorprendente, la mano di lei inglobò quella dell'uomo delle bolle e poi via via il braccio, una gamba, fino a  a che lui non fu interamente prigioniero della bolla che si levò dal suolo.
Da quel giorno di lui non si ebbero più notizie.




Buon compleanno Suara

giovedì 17 novembre 2016

Siamo uomini o caporali








Bertrand Russel ci andò a 78 anni prendendo l'aereo, nonostante  due anni prima fosse precipitato con il suo volo diretto in Norvegia, e si fosse salvato nuotando per chilometri nelle acque gelide, a 76 anni, asserendo, una volta tratto in salvo, che fumare fa bene (perché al momento dello schianto era nella zona fumatori dell'aereo).

Sartre non ci andò alla premazione, e con coerenza non incassò l'assegno.

Ora se incassi l'assegno di un Nobel (900.000 euro), non solo ti dichiari velocemente onorato, ma indossi il tuo abito da pinguino e ti metti in posa con un uomo che chiamano re e ti lasci scattare foto in cui manifesti tutta la tua riconoscente soddisfazione, perché hai 75 anni e non cinque e mezzo e ti comporti da uomo e non da bimbetto viziato e non ditemi che ai geni tutto è concesso perché ci sono state teste splendide prima di lui che non hanno fatto gli isterici gonfiati in  tal modo

mercoledì 9 novembre 2016

E io senza aspettarla sapevo che arrivava



Duy Huynh



Lei è venuta da lontano,
e io, senza aspettarla,
sapevo che arrivava.
Che fare se posso appena
vederla al passo del vento,
se la sua voce è profumo
che mi perseguita e fugge,
se il suo corpo è un sogno
da cui mi desto in pianto
se le sue mani son petali,
che solo posso sfiorare,
e il suo riso, arcobaleno
lontano nel silenzio
umido della sera?


Nicolas Cristobal Guillen Batista



mercoledì 2 novembre 2016

Madri fondatrici






Si può pensarla assai diversamente da lei, ma verso quella ragazza e la donna che è diventata abbiamo un debito di riconoscenza

Tina Anselmi ha macinato migliaia di chilometri su e giù per il Veneto in bici come staffetta , rischiando la sua vita quando era solo una ragazza, spinta dall'indignazione all'adesione alla lotta partigiana, dopo essere stata costretta ad assistere all'impiccagione di suoi coetanei.

Ha istituito un sistema sanitario nazionale

E' stata a capo della commissione d'inchiesta sulla P2.


domenica 30 ottobre 2016

Ecco perché

La sveglia a orari impossibili



per vederle comparire come fantasmi aldilà del finestrino mentre viaggi per raggiungerle.

mettere gli scarponi




perché esistono posti speciali in cui toglierli





fermarsi tra gli alberi



perché le foglie a questa stagione come farfalle spiccano il volo

guardare nell'ombra



perché è lì che può esplodere il colore

fare la prima sosta


perché è come tornare a casa dell'anima

Perché camminare in salita






perché il paradiso non è sempre a portata di mano, ma talora a portata di piede