Diceva Tolstoj
![]() |
| Da Guzenlonlu art |
Era successo solo un mese prima, la terza volta che uscivamo insieme, la prima da soli, e sì , lo confesso, avevo trovato che quegli occhi dal taglio obliquo e quello sguardo miope, in assenza evidente di lenti correttive, si sposassero magnificamente a quel sorriso perfettamente allineato ma un po' sghembo. Un sorriso che poteva nascondere un connaturata mestizia o un disincanto acquisito nonostante la nostra giovane età. E quel pacchetto così confezionato era per me irresistibile ancor prima che Antoine aprisse bocca. Non voglio dire che a sentirlo parlare mi fossero cadute le braccia, come ahimè mi capitava sempre più spesso con i miei coetanei, una cocente delusione dietro l'altra, anzi avevo trovato, durante l'aperitivo in compagnia di amici, la sua lunga disquisizione sul cinema italiano del dopoguerra molto interessante e chiaramente ben documentata, tanto da suscitare ammirazione in tutti i presenti senza che in Antoine questo accendesse il minimo segnale di un esibizionismo latente. Tuttavia penso, in tutta onestà, che se anche quella sera avesse parlato di patate di varietà Vitelotte e perfino senza averne la competenza , quando ci allontanammo dal locale, da soli, lo avrei baciato lo stesso e lo avrei fatto anche il giorno seguente e quello dopo ancora. E qualcosa di simile, con o senza patate Vitelotte o cinema italiano del dopoguerra dovette provarlo anche lui perché nel giro di qualche giorno diventammo agli occhi di tutti, di fatto, una coppia. Per quanto riguarda la faccenda del doppio cognome La Tour d'Auvergne, non vi diedi più di tanto peso; quanti erano in Francia i nobili che del rango conservavano solo il cognome? Antoine nel vestire e nelle scelte di locali o ristoranti in quel mese non era mai stato sopra le righe. Era di una pigrizia ineguagliabile, tanto è vero che a ventisei anni non aveva ancora preso la patente, era pur vero che in città, potendo disporre della metro, erano ormai numerosi i miei coetanei che, pur avendola, non possedevano un'auto, diventata un mezzo troppo costoso tra carburante, posteggi e bollo. Toccava a noi provinciali quindi fare spesso da tassisti per gli altri, dividendo le spese della benzina quando volevamo, in compagnia, uscire dalla città. Sapevo che viveva in centro ma si era sempre fermato lui da me perché io condividevo un appartamento con un'amica a Saint Mandè mentre lui abitava ancora con i suoi genitori. Così quella sera, quando mi chiese di salire a casa sua non ero preparata a quello che vidi: l'antico palazzo di cui la sua famiglia occupava il piano nobile, la scala di marmo con la passatoia rossa, una domestica che ci apriva la porta con un grembiulino e crestina in testa (ma era necessario, se non addirittura lecito, per un lavoro privato, nel 2026 far indossare una divisa, che non aveva lo scopo di proteggere il lavoratore ma di creare un divario e soprattutto, cosa sottintendeva una decisione del genere?). Salutò Antoine chiamando "Signore", mi sentii in imbarazzo per lui -imbarazzo che Antoine chiaramente non stava provando- più per quella baracconata da ricconi che per lusso elegante dell'appartamento: un misto di mobili antichi e moderni di design. Comparve sua madre, una raffinata bohemien, i lunghi capelli raccolti in una treccia morbida, i piedi scalzi che incedevano sui grandi tappeti antichi persiani o cinesi, dai colori tenui per l'usura del tempo. Mi accolse calorosamente con un abbraccio, per nulla formale dicendo che aveva sentito molto parlare di me. Dopo qualche convenevole scoprii il vero motivo di quell'invito
«Valerie», mi disse, «La prossima domenica, la sorella del padre di Antoine, Charlotte, compie settant'anni, ama le celebrazioni, soprattutto se la riguardano e ci ha invitato come ogni anno nella sua tenuta di campagna a Auvers sur Oise, Antoine le ha chiesto di essere dispensato dall'invito, lei quasi offesa ha ribattuto che settant'anni si compiono una volta sola, come se per esempio i quarantadue si compissero invece due o tre volte, io per andare incontro ad Antoine le ho detto di voi, sperando che lo liberasse dall'incombenza, Antoine sostiene che non avrei dovuto né importunare te né porre a lui un aut-aut ma ora ecco il punto, Charlotte mi ha pregato di invitarti»
Guardai lei con un sorriso sulle labbra simile a quello delle attrici che si erano sottoposte al botox e poi mi voltai verso Antoine con sguardo supplice ma lui abbassò gli occhi e non proferì parola: ero incastrata. Così, mio malgrado mi ritrovai con un invito per la domenica successiva. Quando finalmente uscimmo da quella casa avemmo la nostra prima accesa discussione, mentre lui declinava ogni responsabilità io mi stavo domandando cosa si regalasse a chi probabilmente aveva già tutto, come avrei dovuto vestirmi per un evento del genere e soprattutto quanto quell'assurdità mi sarebbe costata. Antoine rispose che lo avevo salvato da una giornata disgraziata, che non dovevo preoccuparmi del regalo perché zia Charlotte aveva fondato un'associazione benefica ed erano soliti versare un contributo a questa come regalo e se ne sarebbe occupato lui e che, per quanto lo riguardava, se anche mi fossi presentata in jeans e maglietta sarei stata di sicuro la persona più interessante lì in mezzo. Questo spense la mia ondata di indignazione almeno temporaneamente perché passai dal rosso della rabbia al rosso dell'imbarazzo e non potei trattenere un sorriso. Finimmo per siglare l'armistizio a casa mia. Domenica 28 maggio il tempo mi venne in aiuto, c'era un caldo estivo e potei indossare l'abito di seta color granato che avevo acquistato per il matrimonio di mia cugina l'anno precedente, indossai delle décolleté beige, raccolsi i capelli: sarei stata molto più elegante della soluzione che avevo pensato per non rasentare il rosso nel conto in banca. Mi feci prestare una pashmina beige da mia madre. Partii da casa con l'auto e prelevai Antoine che mi attendeva al capolinea della Metro a nord della città, i suoi genitori si erano offerti di accompagnarci ma trovammo più conveniente essere indipendenti per potercela svignare appena possibile. La tenuta di campagna era incantevole, un'aria di decadenza incurante raccoglieva l'edificio e i suoi annessi e strideva con la magnificenza del giardino che la primavera aveva acceso di fioriture di tutti i colori, ordinate solo nella bordura dei viali, volutamente scompigliate altrove tigli secolari lo ombreggiavano nella parte anteriore dell'edificio e già ne iniziava la profumatissima fioritura mentre il prato cominciava a mostrare nei colori spenti i primi segnali di quella anticipata estate. Mi resi conto che le mie scarpe non erano adeguate perché i festeggiamenti si tenevano proprio all'esterno e i tacchi delle mie uniche scarpe eleganti si sarebbero massacrati, fui quindi molto felice quando la madre di Antoine si levò le scarpe, come era solita fare in casa e come lei diverse cugine, seguii quindi il loro esempio. La padrona di casa ci accolse in una eleganza formale i capelli candidi raccolti sulla nuca, perle al collo e alle orecchie, Antoine le fece gli auguri e mi presentò, finse chiaramente di ricordare chi fossi, scambiò con il nipote un paio di frasi scherzose, le facemmo gli auguri e tornò ai suoi ospiti, non ci rivolse più la parola per tutta la giornata, stentai a comprendere la sua insistenza ad averci lì quel giorno. Scoprì anche che i fratelli di cui parlava Antoine in realtà erano suoi fratelli solo da parte di madre e lo compresi perché pensavo che sarebbe stata l'occasione per conoscerli, mi stupii della loro assenza quel giorno e fu sua madre a spiegarmelo dicendo che non essendo La Tour d'Auvergne la loro presenza non era necessaria. Sentii parlare in modo osceno e abominevole di politica internazionale e in modo sublime d'arte. In tutto questo Antoine sembrava un alieno, non compresi se il suo silenzio fosse la sua arma di difesa o un malcelato disinteresse per quello che succedeva attorno a lui. So che bevve molto, che io optai per il silenzio quando trovai impossibile, per quieto vivere, difendere le mie posizioni, che dopo il buffet allestito con ogni ben di Dio ci fu una dispersione nei vari angoli del grande giardino in piccoli gruppi. Erano stati stesi dei teli qui e là dove era possibile sedersi a chiacchierare o sdraiarsi. Pensai che finalmente avremmo potuto fuggire invece il troppo vino bevuto da Antoine ebbe la meglio e si addormentò, rimasi ad osservarlo la faccia pallida e più bambina, nel sonno, quel suo taglio di occhi obliquo, le membra abbandonate nell'oblio, non mi restò che rassegnarmi, per fortuna in auto avevo Anna Karenina che stavo rileggendo per l'esame di letteratura russa. Andai a prenderlo e mi abbandonai alla lettura. Come diceva Tolstoj: "non lo capiva, lo amava e basta".



A) perché a metà il carattere (di stampa) diventa più piccolo? perché s'ha da leggere a bassa voce?
RispondiEliminaB) come si sigla un armistizio?
C) anche a me capita di non capirmi ma sono la persona che amo di più al mondo.
D) ma il trequarti è lui?
Tema insolito, scritto bene, e dimostra che non è necessaria una strepitosa avventura per dire qualcosa.