Millimetrici indizi


Annalisa Parisii 









Cecilia aveva bisogno di staccare, lo avevano capito tutti, l’ultima ad arrendersi all’evidenza era stata proprio lei.

Lo avevano capito i colleghi di un lavoro che richiedeva un impegno incessante e da troppo tempo.

I due anziani genitori, che per lei erano sempre stati supporto oltre che amore, e che ora, a ruoli invertiti, specie dopo che anche la patente della madre non era stata più rinnovata, andavano accompagnati a fare la spesa e a un numero sempre crescente di visite e controlli.

Il marito che, pur bramando più tempo per loro due, per non finire travolti da una routine  pressante, la vedeva sempre più in affanno.

I figli che almeno una volta alla settimana tornavano volentieri a casa dei genitori a cena e la più giovane, vita da studentessa fuori sede,  ancora trascorreva i fine settimana a casa.

Perfino l’insonnia, che da tempo ormai era padrona di quasi tutte le ore in cui giaceva esausta ma vigile in fianco a suo marito -lui che da sempre aveva un rapporto fraterno con sogni e riposo- pensava di aver esagerato. 

La corda era tesa a dismisura e ora Cecilia aveva finalmente compreso di essere prossima al punto di rottura. Si era fatta dare le chiavi della casa di montagna dai suoi. Loro ormai ci trascorrevano solo l’estate. Cecilia li portava su per metterli in salvo da estati cittadine sempre più invivibili. Era partita di venerdì pomeriggio dopo aver chiamato Claudia che viveva in Piemonte e le aveva detto, «Ti raggiungo sabato dopo pranzo». 

La casa dei genitori di Cecilia e quella che Claudia aveva ereditato alla morte dei suoi, erano le più alte dell’erto pratone incorniciato in cima dalle montagne e separato dalle altre proprietà da due torrenti secchi in estate e gelati in inverno. Le altre quattro case del pratone, molto più in basso, venivano affittate solo durante il periodo estivo. In estate bisognava conoscerla la svolta per raggiungere le loro case, nascosta tra faggi, noccioli e cespugli di mirtillo. A quella stagione invece, con le foglie ormai quasi completamente cadute era più semplice.

Claudia e Cecilia erano cresciute insieme tra passeggiate, funghi, capanne indiane, merende e bocce. Quando l’inizio della scuola si avvicinava e si faceva ritorno in città, si rimaneva amiche di penna. In quegli anni in cui i genitori mal tolleravano lunghe telefonate interurbane pesanti sulle bollette, l’unico modo per sentirsi vicine fino all’estate successiva era scriversi. 

A volte, specie in adolescenza, erano riusciti a organizzare dei capodanni insieme con i camini che fumavano giorno e notte e i vin brulè. Arrivata al paese in fondo valle prese la strada che si inerpicava sul fianco della montagna e fu grata di essere giunta prima del gelo notturno, non amava percorrerla ghiacciata, solitamente per quel tratto, a quella stagione, lasciava che a guidare fosse suo marito. Dopo venti minuti  giunse al vecchio albergo abbandonato da anni, nonostante la valle stesse vivendo un momento di rinnovato interesse turistico, i costi di gestione erano troppo elevati e la proprietà aveva deciso di vendere, sapeva che c’erano dei piani di ristrutturazione per trasformarlo in residence.

Al chiaro di luna imboccò finalmente la strada che si inerpicava verso casa dei suoi. Si fermò abbassò il finestrino l’odore di foglie in decomposizione, quel sentore umido e terroso che amava così tanto l’accolse. Nel buio più totale percorse la piccola strada un tempo sterrata. Il Comune l’aveva asfaltata negli anni della sua adolescenza giusto in tempo per non far volare lei e Claudia quando salivano con i Ciao, spediti in treno per poter godere di un minimo di autonomia dai genitori. Successivamente il gelo aveva riaperto le buche, gli anni avevano fatto il resto e la salita doveva essere fatta sempre con estrema cautela, soprattutto a quell’ora quando sbucavano dal bosco caprioli e volpi che, abituati alla completa solitudine delle sere autunnali, sembravano non temere neanche i rari veicoli che transitavano da quelle parti. Cecilia fermò il motore davanti alla vecchia casa dagli infissi un po’ scrostati, si segnò mentalmente che doveva parlare con suo padre per passare l’olio di lino su tutte le parti di legno, frugò nella borsa in cerca delle chiavi, aprì il bagagliaio e prese lo zaino che si era portata. Prima di entrare andò a girare la saracinesca dell’acqua che il padre aveva chiuso pensando che la casa sarebbe stata disabitata fino all’estate successiva in modo da evitare che si gelasse nei tubi durante l’inverno. Illuminò la toppa, inserì la chiave e girò le cinque solite mandate che facevano scorrere il chiavistello interno, illuminò il quadro del contatore abbassò la levetta e finalmente accese l’interruttore. Tutto era come sempre: la vecchia scala di legno scricchiolante che portava alle camere da letto, la porta spalancata della cucina con il lavello di pietra e la cucina economica, il soggiorno con il camino. Poi improvvisamente un brivido le percorse la nuca insieme a una certezza: qualcuno era o era stato in casa. Fu un lampo, una rivelazione. La vecchia casa, solitamente gelida per i grossi muri di pietra, conservava un vaghissimo tepore, era asciutta, il vecchio pavimento di piastrelle esagonali rosse, nere e bianche dell’ingresso, eternamente umido, quando la casa era disabitata da tempo, non aveva neppure tracce di polvere. Spedì un messaggio a suo marito spiegando la situazione, lui la pregò di uscire, risalire in auto e andare il paese a fondo valle alla stazione dei carabinieri. Cecilia compose invece il suo numero e si mise a raccontargli, a voce più alta del solito, del suo viaggio fino a lì. Accese, ad una ad una, tutte le luci della vecchia casa, lo pregò di rimanere al telefono fino a quando non fosse riuscita ad accendere il fuoco, fu un’operazione complessa dato che le mani le tremavano. Con il camino che fumava, un’auto posteggiata davanti a casa e le luci accese non sarebbero tornati di sicuro. C’era qualcosa nella discrezione con cui quegli estranei avevano utilizzato la casa che le faceva pensare di poter rimanere, sarebbe stata una lunga notte ma l’indomani Claudia sarebbe stata con lei.








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