La setta dei tosaerbe estinti






Un giorno, presso una casa in riva ad un lago, venne fatta una scoperta: dentro ad una cesta dormiva una neonata. Dormiva serena, indossava una salopette, era stata protetta dalle intemperie ed al collo aveva una catenina d'oro su cui campeggiava l'effige di un tosaerba barrato, quasi si trattasse di un segnale di divieto.
Ci furono conciliaboli ed elucubrazioni per mesi in paese riguardo al significato di quel monile che, sul momento, aveva fatto pensare che, data la stranezza del soggetto, avrebbe permesso di rintracciare la madre della neonata con estrema facilità, tuttavia non si individuarono mai nè l'artigiano orafo, né la madre della bambina.
Passarono gli anni, la bimba crebbe ed iniziò a cercare da sola notizie sulle sue origini, sostenuta dall'amore della famiglia che l'aveva presa in adozione.
Con un ricerca lunga e complessa, giunse, dopo un numero impressionanti di fortuite concatenazioni, a scoprire che quello raffigurato nella catenina, da cui non si separava mai, era il simbolo della setta dei tosaerba estinti (Lawnmower Deceased) che aveva la sua sede a San Francisco e così partì, poco più che adolescente, alla ricerca delle sue radici. 
Tramite gli agganci che aveva scovato, iniziò la sua campagna di avvicinamento all'obiettivo di prendere contatto con qualche appartenente alla setta dei tosaerba estinti, queste tappe di avvicinamento comportarono, in pratica, un tour nel variopinto e variegato mondo delle sette e delle religioni di quella parte di California. C'erano i beati i costruttori di pace che ti fabbricavano in legno qualsiasi cosa tu volessi purché a tema pacifista, c'erano le sorelle della Perpetua Indulgenza tra cui spiccava Sister Roma in calzoni di pailette rosa, casacca nera , boa di piume rosa fissato sulla testa a mo' di velo e faccia truccata da maschera kabuki, i frequentatori della chiesa  ortodossa  di San John Coltrane che ogni domenica andavano in processione sulle note di A love Supreme, i cantori gospel della Glide Memorial Methodist Church che ai salmi intonavano  Leaning on the Everlasting arms , ma fu tra gli Estatici Estinti che finalmente trovò notizie concrete che l'avvicinarono  alla meta del suo peregrinare, perchè, si sa, tra Estinti ci si comprende e ci si conosce.
Fu con comprensibile ansia che varcò la soglia dell'edificio sul cui portone campeggiava l'effige che fin dalla nascita portava al collo, un silenzio assordante la accolse oltre il lucido portone: il silenzio dei silenzi. La prima persona che incontrò fu un uomo di mezza età, stempiato, si muoveva con passo felpato, l'uomo dopo aver spalancato la bocca stupito ed al tempo stesso incuriosito, la salutò con un cenno del capo e un mezzo inchino accompagnato da un mite sorriso,  e le indicò un armadio in cui giacevano, impilati, sotto scarpe di feltro, affinché le calzature dei visitatori non rompessero la quiete di quel luogo di culto. Pareva sapere, senza bisogno di alcuna domanda, per quale motivo fosse in visita alla loro congregazione. Ma fu solo dopo che l'uomo suonò il campanello della porta di un ufficio che non emise nessun suono, ma che fece accendere una lampada a luce intermittente, e che, allo spegnimento di quella, la fece accedere nell'ufficio che finalmente anche a lei tutto fu chiaro.
Dietro all'ampia scrivania sedeva, intenta alla lettura, una enorme finestra alle spalle aperta su un parco, da cui non proveniva null'altro se non il melodioso canto di molti uccellini, una donna. La donna aveva una chioma di ricci ormai bianchi, indossava una salopette di jeans ed inforcava un paio di occhiali da lettura. La ragazza e la donna matura si specchiarono l'una negli occhi dell'altra e sulle loro guance spuntarono quattro fossette ed un numero imprecisato di lacrime, si abbracciarono sicure di essersi ritrovate e uscirono nella pioggia primaverile; le parole necessarie a colmare quegli anni sarebbero state tante ed assolutamente inadatte a quel posto di silenzio, scesero nel grande parco alla cui tosatura erano intenti dei simpatici somarelli brucanti, la pioggia parve comprendere la situazione e cessò di colpo e la donna matura e la ragazza iniziarono a raccontarsi.



AUGURI SILVIA 




in corsivo citazione da "I jeans di Bruce Springsteen"

Commenti

  1. Tantissimi Auguri Silvia! Your life is a love supreme <3

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  2. ahahah quando ho letto il titolo nel mio elenco lettura ho pensato a un post di Silvia, invece son finita qui!
    Negli anni scorsi, quando ancora non ti leggevo, ora ricordo, vedevo da lei sempre il link al tuo regalo di compleanno, ecco chi sei!

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  3. Ah, ah, ah, gran bell'augurio, Silvia ne sarà contentissima :)

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  4. l'incubo del tosaerba colpisce ancora.

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  5. grande Silvia!!!! auguri anche da parte mia!

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  6. Amanda, ogni anno ti superi. Quest'anno mi hai strappato anche la lacrimuccia. Grazie infinite <3

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    1. Temevo che il blocco all'accesso dei media ti permettesse di leggerlo solo il prossimo anno :-D

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  7. Applausi scroscianti!!!! Per gli auguri in ritardo a Silvia bella e per quanto sei brava tu :)

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  8. Auguroni Silvia, che tenerezza...

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  9. Auguri Silvia da me e da Michael Williams
    Il culo ce l'hanno sempre gli altri
    a me un'amica come Amanda deve ancora capitare
    (balle, io c'ho la Valeria e la Laura pazienti compagne di banco che mi chiamano tutti i mesi e le feste, la Novella e la Mercede e tante altre)
    Ma i racconti come li fa l'Amanda
    non li fa nessuna.

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  10. Splendida Amanda, ti superi ogni volta.
    Augurissimi Silvia :)

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  11. Che omaggio originale e stilisticamente superbo! Complimenti!

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  12. Buon compleanno vergognosamente in ritardo, Silvia, e congratulazioni alla confezionatrice di regali mirabolanti.

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