Con la complicità della foresta

 

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Che a un certo punto della sua lunga esistenza, Monnalisa sia stata rapita, è noto ai più, che colui che la rapì si chiamasse Vincenzo Peruggia, invece non sono in tanti a ricordarlo. Infatti c'è sempre qualcuno che vuole brillare della fama riflessa di altri ma non sempre funziona. Quello che si sa è che il giorno che la sottrasse dalla sala del Louvre, nella quale lei dimorava da molti anni, lo fece pensando di riportare in Italia quello che, in realtà, italiano non era mai stato. Poi però la nascose nella sua camera fino a quando non venne scoperto e dovette restituirla. Quasi nessuno sa però che, con la complicità della foresta, un altro rapimento illustre fu perpetrato. Questa volta la ladra era donna, tale Bjoke Van der Pol, la quale abitava in una casa di legno dal tetto aguzzo che si mimetizzava bene in una piccola radura del bosco tra il verde chel a circondava. Bjoke era una donna rotonda e morbida come una pagnotta appena sfornata e come quelle profumava di buono. Non si trattava di un'acqua di colonia, sapeva piuttosto del profumo delle resine dei sempreverdi quando sono baciati dal sole, addolcita da un sentore di legno di cedro e, a rendere tutto decisamente femminile una nota di fresia, ma appena appena, come quella che si evoca leggendo, tra le pagine di un romanzo di un vaso colmo di fresie, in primavera, in una sranza dalle finestre spalancate, né un pizzico di più, che l'avrebbe resa stucchevole, né uno di meno che l'avrebbe fatto di lei una semplice boscaiola e basta. Aveva la pelle dorata di chi passa la vita all'aria aperta e, per quanto non fosse affatto anziana, dei capelli argentei di cui andava fiera che la rendevano visibile di notte sia alla luce della via lattea che della luna. La luna in vero era la reale passione di Bjoke: ne seguiva le fasi regolando in base a quelle ogni sua attività dalle semine ai raccolti, dal taglio dei suoi capelli alla potatura delle piante. C'erano notti in cui la osservava lungamente e sospirava, aveva finito col pensare che fosse stata creata apposta per lei. Una notte che in cielo di luna ce n'era solo una falce e che a guardarla le sembrò triste, Bjoke pensò che se avesse potuto unicamente quella volta sottrarla dal cielo, avrebbe voluto per una volta essere lei a prendersene cura della per tutte le volte in cui era stata la pallida Signora a vegliare i suoi sonni senza sogni o a dare un metronomo al suo essere donna e lo disse a voce alta. La luna in cielo parve sorridere, il bosco, colpito dall'intesa palese tra le due, si rese complice: ogni singolo abete, faggio,tiglio e larice allungò i suoi rami verso il cielo e la luna si lasciò scivolare in terra cullata tra le fronde e finalmente Bjoke potè abbracciarla, cantò per lei, la lavò nell'acqua fresca del ruscello e poi vegliò il suo sonno fino al mattino quando gli alberi l'aiutarono a tornare in cielo. Non si trattò quindi di un vero rapimento, la luna fu per sempre grata alla donna e Bjoke devota alla luna e, ogni tanto, sempre con la complicità della foresta, il rito si ripetè per la gioia di entrambe.






Commenti

  1. Arduo comprendere quanto il disegno tributi alle parole, o il contrario, oppure ancora, che si debba considerare la complicità della foresta, fautrice di tale felice binomio, altrimenti irrealizzabile..

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  2. Tenerissima storia. Anche noi abbiamo bisogno del bosco per abbracciare la luna

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  3. Più che un furto un prestito temporaneo di qualche raggio di luce..impossibile resistere 😀

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  4. Magie che succedono di notte, solo di notte. Perché di giorno la luna che qualche volta si vede in cielo non è lei ma il suo fantasma.

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