Naufragio
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Scorrendo a ritroso le pagine del registro parrocchiale di Piriac sur Mer, ci si imbatte alcune volte nel nome di Gwenaël Troadec: la data in cui nacque, quella in cui morì e le volte in cui il suo nome fu vergato insieme a quello di Nolwenn, sua moglie, il giorno delle nozze e quelli in cui nacquero i loro figli Corentin e Flamellig. Tutto qui. Un registro è un registro, è vero, ma anche se mi mettessi a raccontarvi la sua storia, vedreste che non servirebbero troppe parole. Ed è proprio quello che mi accingo a fare, tuttavia tutta questa storia senza di lui non avrebbe avuto inizio. Gwenaël era un pescatore che sognava la terra ferma. Come altri, fermi sulla riva del mare, perdono lo sguardo fino all'orizzonte, così lui, ogni volta che posava piede sulla terra ferma, lasciava che lo sguardo si perdesse nei verdi brillanti della primavera, riportava alla mente il profumo che la terra emanava prima e dopo la pioggia, il sapore della frutta matura, i rossi e l'oro dell'autunno. Ma era un uomo di mare da generazioni e fece il pescatore da quando fu in grado di reggersi in equilibrio sulla barca in un giorno di mare mosso fino alla fine dei suoi giorni, Non fu la vastità del mare a portarselo via ma una tosse cupa come il fondo di un pozzo in una notte senza luna, squassante come le onde di burrasca. Non gli lasciò più voce, non gli lasciò più fiato, non gli lasciò più scampo. Lo consumò così velocemente che dell'uomo solido come una roccia e forte come pochi non restò che un pallido ricordo e poi neppure più quello. Non aveva destato meraviglia che Gwenaël e Nolwenn, cresciuti insieme in quel piccolo borgo avessero finito per sposarsi, semmai stupì che fossero arrivati a farlo così avanti negli anni, per i costumi dell'epoca, che ormai tutti ritenevano che non sarebbe più successo, che fossero stati in grado di sconfiggere un destino scritto per loro fin dalla culla. Nolwenn era figlia di contadini, gente da tuberi e sementi, da falce e raccolti e così come Gwenaël sognava la terra, lei era sopraffatta da una passione per il cielo. Quando era così piccola da non poter ancora trascorrere intere giornate a lavorare la terra e veniva incaricata dalla madre di portare ai fratelli e al padre il pane unto di olio e l'orcio dell'acqua per pranzo, immancabilmente, lungo la strada del ritorno, si sdraiava sull'erba a osservare le nuvole correre. Amava quando danzavano davanti al sole e la sua pelle, prima rovente, improvvisamente si faceva fresca alla loro ombra. A volte sua madre, non vedendola rincasare, doveva uscire a cercare quella sua bambina ammaliata dall'eterno andare e venire celestiale. Inebriata dalle forme che assumevano: draghi, carri, trinoline. Quando finalmente la scovava gli occhi sgranati dallo stupore, le labbra a disegnare una O, la piccola gliele indicava con le dita paffute, sempre emozionata quasi si trattasse di una magia fatta apposta per lei." Sarà bene che torni presto sulla terra piccola mia" pensava la donna "Questo mondo non è adatto ai sognatori". Ma poi si faceva sempre raccontare le storie legate a quelle apparizioni, sorridendo per la fantasia di quella sua unica bambina arrivata dopo quattro maschi che la terra le aveva rubato troppo presto condannandoli al duro lavoro dei campi. Gwenaël e Nolwenn finirono col guardarsi negli occhi solo quando i loro coetanei erano sposati da un pezzo, sarà stato perché uno era sempre per mare a sognare la terra e l'altra per terra ad ammirare il cielo, ma quando si videro riconobbero, l'uno nell'altra, quel tratto comune di illusione che non vuole morire, quella speranza che li unì come non avevano saputo fare anni a camminare per le stesse strade, a conoscere le stesse persone e a respirare la stessa aria. Forse fu di quel sogno che si innamorarono e non contava che la pelle delle loro mani fosse ruvida quando finalmente si accarezzarono, che il sole e il vento li avessero forgiati: per gli anni che furono loro concessi da vivere insieme, il saper guardare oltre fu il loro pegno d'amore. Quando la tosse iniziò a squassare il petto di Gwenaël, gli sposi non erano più ragazzi ma i loro figli erano ancora bambini e quando Nolwenn depose due conchiglie sugli occhi del suo sposo e lo baciò sulle labbra per l'ultima volta, non le restò molto tempo per le lacrime perché c'erano due figli da sfamare e importanti decisioni da prendere. Era stato l'anno più siccitoso a memoria degli abitanti più anziani di Piriac, la terra non aveva concesso molti frutti. I suoi fratelli, che pure nutrivano per lei un profondo affetto, avevano famiglie numerose da sostentare e non avrebbero potuto aiutarla a lungo. Restava il peschereccio. Non la spaventava il mare, aveva accompagnato Gwenaël innumerevoli volte, lo aveva aiutato a issare le reti, era abituata al duro lavoro dei campi. Indossò le braghe da pesca del marito, caricò sulla barca il poco che possedevano sulla terra, prese con sè i suoi figli e fece quello che il suo uomo aveva fatto per anni: andò al largo e calò una rete piccola, tanto da aver di che sfamarli. Da un padre che sognava la terra e una madre che ammirava il cielo i bambini presero l'amore per l'altrove, Corentin si appassionò alle correnti marine, sapeva sempre quando salpare e quando rientrare in porto, sembrava un pesce reincarnato in sembianze umane, con il passare del tempo divenne un ragazzo forte come il padre e iniziò ad aiutare la madre nella pesca, le reti si fecero più grosse. Flamellig aveva imparato dalla madre a guardare col cannocchiale, amava studiare il volo degli uccelli, quelli piccoli in stormi compatti durante le migrazioni, quelli grossi come i cormorani e i gabbiani durante la pesca di altura e poi c'era un piccolo uccellino rosso che accompagnava sempre i loro rientri in porto. La bambina e l'uccellino erano ormai inseparabili, Il piccolo volatile sembrava spingersi ogni giorno più avanti verso il mare aperto per ricongiungersi a Flamellig il più in fretta possibile, finché comprese che non avrebbe dovuto più separarsi da lei se avesse imparato a volteggiare sopra la barca e a rifugiarsi in una borsetta di tela piena di semini che la bambina portava a tracolla per ospitare il suo amico pennuto in caso di venti troppo forti. Flamellig imparò i nomi delle costellazioni e dei pianeti. Nolwenn pensava che in fondo i suoi figli avessero ereditato il piacere del desiderio, l'arte del sogno e questo le riempiva il cuore di gioia, sentiva che in qualche modo Gwenaël viaggiava ancora con loro. Intanto a terra un'altra guerra era iniziata, i giovani venivano strappati alle famiglie, al mare, ai campi, i potenti li sacrificavano adducendo ideali in cui non avevano mai creduto al solo scopo di acquisire potenza e ricchezze. Un giorno di mare agitato Nolwenn puntò comunque verso il largo, si scatenò una tempesta e la barca non fece più ritorno in porto. Sono molti tuttavia tra i marinai bretoni quelli che raccontano di aver visto passare tra le nuvole un peschereccio con a bordo un ragazzo intento a issare le vele, una donna con i capelli ormai candidi dedita a scrutare le nuvole con il cannocchiale e una bambina seduta sul rostro che chiacchiera con un uccellino rosso



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