Incipit: Suite francese






Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l'allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana. Quelli che non dormivano, i malati nei loro letti, le madri con un figlio al fronte, le donne innamorate con gli occhi sciupati dal pianto, sentivano il primo soffio della sirena, ancora solo un ansito profondo simile al sospiro che esce da un petto oppresso. In pochi istanti il cielo tutto si sarebbe riempito di clamori.Che venivano da lontano, dall'estrema linea dell'orizzontale  - senza fretta si sarebbe detto.

Irene Nemirovsky. Suite francese. Adelphi. Traduzione L. Frausin Guarino.


Era da tempo che mi ripromettevo di leggere qualcosa di Irene Nemirovsky. Mi era stata vivamente consigliata da più parti.
Uno legge Irene Nemirovky, la sua capacità di dipanare i nodi dell'animo umano, la sua voglia di stirare le pieghe del comportamento di ognuno, a prescindere dalla divisa che uno indossa, dal suo ceto sociale, dalla sua religione.

Era crudele ma si trattava della crudeltà che è propria dell'adolescenza, quella che nasce da una immaginazione accesa e sottile, tutta rivolta a se stessi, alla propria anima; non ci si impietosisce per le sofferenze altrui: non le si vede, si vede solo se stessi.

Mi perdoni signora, ma questa è una parola da donna. Un uomo fa il suo dovere anche senza entusiasmo.

Riesce a capire l'urgenza dei sentimenti anche in tempo di guerra, anche tra un uomo e una donna che il destino ha voluto di schieramenti diversi

La strana felicità che provavano... quell'urgenza di svelare il proprio cuore all'altro... un'urgenza da amante che è già un dono, il primo, il dono dell'anima che precede quello del corpo. "Guardami, conoscimi. Sono così. Ecco come sono vissuta, ecco quello che mi piaceva. E tu? E tu, mio amato?

Suite francese ci è arrivata con molto ritardo, doveva essere composta di cinque parti. Irene ne scrisse solo due, delle altre tre parti restano solo appunti. Quegli appunti che insieme alle due parti completate e giunte a noi, sono rimaste in un cassone per cinquant'anni. La figlia di Irene, già scrittrice di fama allora, pensava si trattasse di un suo diario, e per lei sarebbe stato troppo doloroso leggere quelle pagine. Nel 41, Irene, che già da ragazza era scappata dalla Russia, perché su suo padre banchiere pendeva una condanna dei capi della rivoluzione ed approdata in Francia da una zia, si era sposata e poi anche battezzata, era stata comunque arrestata e deportata ad Auschwitz ed era morta  dopo pochi giorni di febbre tifoidea, seguita poco dopo nelle tragiche sorti dal marito, che aveva mosso tutta la Parigi che contava per tentare di salvarla. La donna che aveva saputo guardare il singolo soggetto ed il suo animo era stata ridotta ad un numero e come tale eliminato. È una lezione, oltre che un piacere leggerla.

Commenti

  1. E' lì nella mia libreria, devo leggerlo e lo farò

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  2. Ottima lettura, è tra le mie scrittrici preferite e questo uno dei miei libri preferti.

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  3. bellissimo!
    una lettura da rifare.

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    1. Sai Cincia, che raramente rileggo🤔

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    2. Anch'io, ti capisco.
      Però sai quei buoni propositi che ogni tanto una butta lì...

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  4. Non esiste libro della Nemirosky che non mi sia piaciuto.

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  5. Come forse sai, io amo Irene Nemirovsky. La amo.

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  6. Come si fa a non godere leggendo la Nemirovsky?

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  7. Ecco un'altra scrittrice da mettere tra quelle da leggere. Bella l'atmosfera descritta, a partire dalla copertina.

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  8. Piace. E piace tanto il modo in cui hai presentato questo libro che mi è caro. Grazie.

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  9. Grazie!
    Prendo nota. Devo leggerlo.

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  10. Periodaccio, non mi va di leggere e manco di guardare le figure.

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    1. Ma da prima del 4 marzo?

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    2. Si da prima,
      ma da dopo cammino in città rasentando i muri.

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  11. Quanto é bello quel libro!!
    Alice lettrice

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  12. Mi unisco al coro di quanti lo hanno già elogiato. Bellissimo (ma come già disse slicing potatoes, io amo la Nemirovsky).

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