Luce







Apro gli occhi un attimo, le palpebre sono pesanti saracinesche male oleate, la luce è pallida, mia madre mi guarda con un sorriso, provo a ricambiare, è rassicurante, e mi pare di poterle raccontare della prima volta in cui vidi la luce: mi ferì, e ne ho coscienza solo ora, era quella della scialitica che apparve accecante ai miei occhi di talpa, di essere acquatico, dotato di branchie. Accecante - perché mai sperimentata prima - mentre emergevo tra le sue cosce contratte per il dolore e lei ed io urlammo all'unisono tutta la fatica della separazione. Ora scende, dal soffitto da dove mi guarda, chissà da quanto tempo, e non so come ci troviamo in un auto in una notte buia dall'aria frizzante, sono bambina, avrò quattro anni, lei chiede a papà di fermarsi a lato della strada nei pressi del tornante e tenendomi per mano mi porta sul ciglio e mi dice di guardare laggiù, le luci sono migliaia, minuscole, di tutte i colori, e mi dice è il paese delle fate. Hai un bel chiamarlo inquinamento luminoso, per me ancora oggi, a colpo d'occhio la pianura di notte è quello, il paese delle fate.
"Mamma lasciami dormire un altro po', gli occhi mi si chiudono”.

Pressione stabile 95-65 mm Hg

Francesca sei tu? C'è troppo buio, ho paura del buio, c'è anche odore di chiuso non lasciare la mia mano la poca luce è un denso pulviscolo che passa per una piccola feritoia del tetto, attraverso il quale identifico oggetti che mi spaventano e mi incuriosiscono allo stesso tempo, come se una bacchetta magica, dispensando polvere di stelle, rinominasse le forme che erano mostri dell'oscurità: bauli, vecchi mobili coperti da teli. Se mi tieni per mano e mi guidi attraverseremo la soffitta arriveremo sane e salve a casa dai nonni, tu sei più grande e non hai paura, vero?

Frequenza cardiaca 55 bpm

È inizio ottobre sto andando a scuola, il sole pallido non scalda le mie gambe di adolescente ancora nude ed ambrate, ultima vestigia dell'estate , indosso un abito rosa cupo a piccoli fiori rossi ho i piedi freddi nelle scarpe e per la prima volta sto bene con il mio corpo in mutamento.

Temperatura corporea 37.8°C

La tua mano, non posso sbagliarmi è la tua mano che mi sta accarezzando, anche con gli occhi chiusi la riconosco, anche se ora le vene sul dorso si sono fatte radici è lei che mi accarezza da una vita. La stessa mano che da ragazzi apriva la lunga liturgia di bottoni dorati di un abito violetto dalla bella scollatura tonda che faceva sentire prezioso il desiderio che provavi per me ogni volta che lo indossavo, quando ancora la passione brillava come l'oro di quei bottoni. Con la tua mano nella mia posso attraversare i paesaggi di luce . Tu mi hai insegnato come la si crea, spezzando il colore, passando col pennello su trama ed ordito delle maglie della iuta, il riflesso che ne nasce rende le vibrazioni dell'aria e accende di magia e volume quell'eterno paesaggio di montagna sempre uguale e sempre diverso che insegui e sei convinto di non rendere mai come dovresti. E parlandone ti illumini tu stesso, tu che mi hai portato in dono le montagne e la neve ghiacciata di una mattina di sole sull'altipiano, il corpo che evapora la fatica della salita , la punta delle dita delle mani e dei piedi che dolgono per il freddo pungente, il cielo non ha partorito una sola nuvola ed è facile immaginare di essere in un quadro di Segantini o sotto una volta di Giotto e tutto scintilla e rigenera i muscoli bollenti per lo sforzo. Sarà una lacrima quella che ha bagnato la mia mano? Vorrei dirti che non sto male qui, è un guscio buio ma come quella notte gelida d'autunno su un passo di montagna la stanchezza del lungo viaggio che vorrebbe far serrare gli occhi, vedo fuori la più grande stellata mai vista e le scie luminose di così tante stelle cadenti da non aver desideri a sufficienza da esprimere. Ricordi?. Non me ne vado ancora, ma tu fammi compagnia, non lasciarti sopraffare da quello che stai vedendo. Riposo un altro po', ma torno presto. Un cielo grigio di Boemia, basso che puoi toccarlo, grave, un cielo così può togliere il respiro, ma oltre l'ennesima dolina il mondo è rovesciato e il giallo dei fiori di colza è sole sotto ai nostri piedi, tra un raggio e l'altro qualche nuvola di petalo di papaveri da oppio bianco rosata, l'esplosione del colore in terra e il cielo basso e plumbeo non è più un coperchio , ho fatto un altro viaggio, ora sono qui con te.

Diuresi contratta 350 ml

Sotto di me il materasso ad acqua, sciaborda, come il mare fresco sulla pelle accaldata di mezza estate lo scintillio delle onde e l'ombra della falesia che moltiplica i verdi, i blu, i violetti delle rocce e nell'acqua cristallina i pesci che mi danno il benvenuto baciandomi le caviglie e sotto l'acqua la certezza di essere appartenuta all'acqua stessa in qualche vita precedente. Mi lascio cullare

Dispnea inspiratoria

Giovane Dottoressa che mi esplori attenta, conserva il candore del primo camice indossato, ancora non stroppicciato dalla quotidianità del gesto di portarlo, continua ad avere orecchie ed occhi e radar vigili con i tuoi pazienti, impara quando lasciare andare, impara quando lottare per trattenere

Pupille isocoriche iporeagenti

Sento un peso sul petto ma non mi opprime, scalda, oh Mimì sei tornata e il tuo pelo è serico al sole, gatto che più ho amato, il tuo piccolo motore rallenta il battito del mio cuore che si quieta sedato da quell'amore che non pretende.

Murmure vescicolare aspro

L'aria pesante ed umida dell'estate che ghermisce la freschezza di quei piccoli fiori che reggo, sposa tardiva, tra le mani e la vera troppo nuova che risplende, fresca solo per pochi attimi al dito ed è giusto una firma su un pezzo di carta e nulla cambia del lungo prima nella speranza di un lungo poi.

Frequenza cardiaca in diminuzione, diuresi in restrizione

Resta un ultimo passo prima della vetta, quello che ancora non giustifica lo sforzo, quello che ancora mi domando chi me lo ha fatto fare, ma poi il mondo si apre come un libro magnificamente scritto ed ha orizzonti infiniti e il cuore perde un colpo perché la memoria non è mai in grado di memorizzare tanta bellezza e mi assale lo stesso stupore dell'infanzia quando tutto è scoperta e tra le nuvole appaiono processioni di vette, cattedrali disegnate dai raggi, pinnacoli di dolomia e l'infinitamente grande si unisce all'infinitamente piccolo, basta avere occhi, basta avere luce. Ora che gli anni hanno svolto il nastro della mia esistenza il respiro si fa roco, poi muto, la luce si affievolisce.

Ora del decesso 23 e 45, infermiera spenga il monitor

Commenti

  1. Un brano di grandissima intensità e coinvolgimento (anche per chi legge), da non turbare con commenti che non siano discreti e grati.

    RispondiElimina
  2. Voglio che sia così, con te che registri la mia fine.

    RispondiElimina
  3. Sarà che ho la lacrima facile in questo periodo....grazie ❤️

    RispondiElimina
  4. Si registra lacrima facile anche da queste parti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so come ma sono riuscita a piangere ogni volta che l'ho riletto perfino io

      Elimina
  5. Struggente e delicato. Struggente di vita, delicato di dolore e di fine. Altro non riesco a dire.

    RispondiElimina
  6. Grazie, profondamente grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te Clara, e benvenuta

      Elimina
    2. :-) arrivo qui dalla nostra Nela-san di Gialli & Geografie

      Elimina
    3. Ho immaginato, mi fa molto piacere

      Elimina
  7. credo davvero non ci sia altro da aggiungere...

    RispondiElimina
  8. Cara Amanda,
    non c'è nulla di più coinvolgente e forte come assistere a un trapasso. Chi ha provato sa.
    Immedesimarsi con questa intensità…. è straordinario.
    Delicato e potente allo stesso tempo.
    Meraviglia della scrittura.
    Grazie
    d

    RispondiElimina
  9. (............................................................)
    e una carezza

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari