Graziano il veterinario


Piero Schirinzi




Quando si entra nella sala d'attesa di un veterinario su tutto regna il silenzio.
Nessuna azzuffatina tra cani e gatti.
Nessuna coda gonfia e irta a significare "e qui comando io".
I gatti reclusi nei trasportino che sembrano condannati al patibolo nelle celle del miglio verde che leggono la Bibbia per la remissione dei peccati.
Gli occhi dei cani che invocano clemenza i più felici dei quali sono quelli di un San Bernardo di 22 anni che non ha più nulla da perdere, si è goduto ossi, vita e botticelle di cognac  e sa che tutto sommato il bilancio è positivo. 
Perfino i cuccioli imparano da subito la lezione, annusano le paure dei veterani e si immobilizzano - un cucciolo immobile è un fatto contro natura - e si zittiscono.
I merli indiani smettono di imitare Celentano e recitano interi rosari.
I criceti scendono dalle ruote e si danno alla meditazione.
Una volta ho visto perfino un pesce rosso fingersi una sogliola.
Per questo la prima volta che sono entrata con Milù la gatta nella sala d'attesa di Graziano il veterinario non potevo credere ai miei occhi e soprattutto alle mie orecchie: 
Un Chihuahua stava attaccando briga con un Alano che lo guardava perplesso e un po' schifato come si guarda una cimice asiatica.
Un gatto Persiano miagolava al ritmo della canzone cantata da un pappagallo Ara, il quale risultava un po' calante, "strano" pensai poi seppi dalla sua proprietaria che era lì per un'otite e tutto tornò chiaro. 
Un cucciolo di Labrador rosicchiava le sbarre del trasportino di un Siamese che se solo 
fosse riuscito ad uscire di lì lo avrebbe ridotto in nastrini di velluto tinta miele.
Quando fu il turno di Milù finalmente compresi: Graziano aveva gli occhi dolci di un Carlino, le sopracciglia di un Chow Chow, i baffi di uno Schnauzer, ma sapeva fare le fusa come il più amabile dei gatti.
Ecco a dirla tutta solo i capelli non trovavano corrispettivi nel mondo animale: sicuramente 
non quelli di un Cocker o di un Levriero Afgano.
Discuteva con i suoi pazienti spiegando loro ( e non ai loro accompagnatori umani) i problemi che aveva riscontrato, sembrava ascoltare le loro pene, i loro dolori e i loro crucci.
Proprio mentre entravamo noi stava finendo la visita ad un pesce Pagliaccio costipato e per raccogliere meglio anamnesi e descrizione dei sintomi si era costruito una specie di telefono fatto con due scatole di fagioli e un filo (come ognuno di noi ha imparato a fare dal manuale delle giovani marmotte). Non ci è dato sapere cosa il pesce Pagliaccio gli avesse confessato, fatto sta che appariva già più sollevato di quando aveva fatto il suo ingresso in quello studio. 
Graziano si era congedato da lui con un "mi raccomando"  strillato nella sua cornetta, poi aveva sorriso quando dopo aver appoggiato il barattolo al vetro dell'acquario e il ricevitore al suo orecchio il Pagliaccio aveva emesso due bollicine d'aria. 
Milù uscì di sua spontanea volontà dal trasportino. Miagolò un saluto a cui Graziano rispose:" Ma si capisce che è solo un bilancio di salute, hai un ottimo aspetto mia cara".





Commenti

  1. comunque le sale d’attesa sono uguali per tutti umani e non, ognuno con i suoi pensieri, preoccupazioni o sguardi persi nel vuoto

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    1. Mah, io ho spesso sale d'attesa chiacchierone 😁

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  2. Solo quelli che si conoscono parlottano tra di loro e se arriva un altro conoscente gli dicono
    "Ciao, come stai?"
    Se è lì tanto bene non deve stare altrimenti andava a farsi due passi da qualche altra parte.
    P.S. ancora non è arrivato e sono in 3pDante attesa.

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  3. Magari anche al mio gatto servirebbe un veterinario così. :-)

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  4. Ah, che delizia! Vorrei conoscere questo veterinario anche se non ho animali!

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