La calla


Piero Schirinzi 




Si impara a non volersi bene o questa attitudine nasce con noi? 

Quando è che si inizia a guardarsi allo specchio e a vedersi come potrebbe farlo un occhio malevolo che sintetizza con una battuta cinica un giudizio tranchant che non offre scialuppe su cui mettersi in salvo dall'iceberg affiorante? 

O è qualcuno che insinua il dubbio che apre la crepa che poi non si è più in grado di sanare.

La calla  è un fiore elegante, vive sulle rive dei canali, candida, in essi si riflette e somiglia a un imbuto, beve, assorbe. 

La donna dalle forme morbide è a un soffio dall'inizio della sfioritura, sta, nuda, seduta sulla sedia, potrebbe guardarsi in uno specchio, ma lo ha staccato dal muro. Su se stessa nutre un pregiudizio , quindi a che giova rimirarsi? 

Un occhio amico di lei noterebbe un bel volto dalla pelle candida, delle occhiaie appena accennate che nulla tolgono a due occhi verdi, scuri e profondi; dei lineamenti delicati e minuti. Troverebbe quelle forme piene, accoglienti nei gesti dell'amore.

Ma lei si guarda come si guarda il nemico, l'imbuto  beve a grandi sorsi il disamore profondo che prova per se stesso; per le scelte fatte e più ancora per quelle disattese, incompiute: porte che ha permesso che si richiudessero e che non si è mai voltata indietro a tentare di riaprire. Guarda gli anni indietro come si guarda alle pagine di un calendario lasciato a sfogliarsi davanti a un ventilatore regolato alla massima velocità. Non è così vecchia ma sicuramente  incapace di compiere il minimo movimento che le permetta di guardare il mondo e se stessa da un'altra prospettiva. 

A volte ha pensato di amare uomini che per brevi periodi le hanno prestato occhi con cui vedersi diversa. La calla è pronta ad accogliere quegli sguardi come rorida rugiada, ma presto il gioco di specchi ha smesso di funzionare ed era tornata a permettere che il grigio le colori l'esistenza, che una solitudine che non basta a se stessa le riprenda la mano. Più spesso invece la calla si lascia avviluppare da uomini edera che nutrono e assecondano il suo disamore. Di quelle storie tossiche non è mai sazia. Altre volte invece quelli che l'avvicinano sono uomini narciso, bastevoli a se stessi, che risplendono di tutta l'insicurezza che sono in grado di amplificare in lei con dotta maestria. Un giorno uno di questi rapporti malati le fa sfiorare la vertigine dell'annientamento, ma appena in tempo decide di allungare il piede in cerca del fondale da cui riemergere e finalmente capisce di dovere accettare di avere bisogno di aiuto, che chiedere non è sbagliato, che da sola non può farcela ma che deve aiutare chi vuole offrirle sostegno.

Riprova a riappendere uno specchio alle pareti della sua anima e un bel giorno la calla si sorride, non è che un inizio, certo, a volte lo specchio tornerà a girarlo, a volte si vedrà brutta e sbagliata ma alzerà lo sguardo e lo sosterrà dritto. A volte la solitudine gratterà insistente alla porta per entrare e talora ci riuscirà  ma si alzerà ogni giorno e lo farà per se stessa cercando di assaporarlo.


Commenti

  1. Fondamentale sentirsi fiore, e profumare anche.
    Specie in metro (ecco che ho rovinato tutto..)

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  2. https://torino.corriere.it/cronaca/21_ottobre_17/pignolo-mail-lunghissime-franzen-sua-fan-traduttrice-80258b48-2f5a-11ec-bd6a-15e70609c741.shtml

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  3. La calla il fiore prefetiro di mia moglie.

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  4. Io più che guardarmi dentro mi annuso e capisco quando dove e cosa non va.

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  5. Belli i tuoi racconti perché ognuno ci vede dentro qualcosa di diverso, qualcosa di sé. Io ci vedo una donna della mia età, com tutto ciò che questo significa.

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