La coscienza di Zeno

 


Kala_illustrations 






Prima di Zeno Cosini e della sua sempiterna "ultima sigaretta", ci fu un altro Zeno che dovette fare i conti con la sua coscienza. Il Signor Zeno in questione, che di cognome faceva Albinati, era un'anima lunga e secca, al punto che quando parlava la gente si ipnotizzava a guardare andare su e giù senza sosta quel pomo il cui proprietario, si dice, avesse perfino fornito la costola da cui fu fabbricata Eva. Quella gola magra terminava su una bocca sottile le cui labbra a stento facevano capolino, incastrate com'erano tra quella pallina da ping pong in eterno movimento e un paio di baffi spettinati che Zeno non aveva nessuna intenzione di domare. Appena sopra il cespuglio incolto stava  un naso che avrebbe rincuorato Cyrano perché al suo non aveva nulla da invidiare. Lungo, affilato e "puntato verso un glorioso futuro" . Così almeno lo rassicurava la madre, buon'anima. Nel tempo aveva imparato che quel naso, se anche non gli aveva procurato rosei orizzonti, aveva comunque forgiato la sua personalità: aveva imparato a pensare con la sua testa senza uniformarsi al pensiero comune e a vivere liberamente, spinto più a prendere ciò che lo faceva stare in pace che a inseguire vane ambizioni. Quella prora sontuosoa, nonostante le dimensioni, aveva abdicato alla funzione cui era preposta, quindi Zeno teneva perennemente la bocca aperta per poter respirare, cosa che non gli conferiva un'aria molto intelligente, fatto questo che gli consentiva di poter esercitare le sue doti logiche e speculative praticamente senza che nessuno ne sospettasse minimamente la profondità. Nel tempo la coscienza di Zeno lo aveva spinto a vivere dell'essenziale: il lavoro di contabile lo costringeva a scendere a compromessi con il datore di lavoro che vessava gli operai e lo induceva ad alterare i bilanci, così lui con molta dignità, per non abdicare ai suoi principi, lo aveva lasciato. Via via si era dato a una sorta di nomadismo lavorativo.Questo tuttavia non faceva di lui un tipo solitario, anzi, in ogni luogo in cui approdava intesseva intense relazioni umane con le poche persone in grado di non giudicare né le sue peculiarità fisiche, né quella sua vita parca e raminga. Praticamente il saper guardare oltre le apparenze era il metro di misura che Zeno utilizzava per sapere che a quelle persone poteva aprire il suo cuore con generosità e offrire loro la sua incondizionata amicizia e venirne ricambiato. Abitava in piccoli appartamenti o stanze arredate il compagnia del gatto Vitruvio e della gallina ovaiola Mina, che gli garantiva il sostentamento negli intervalli tra una sistemazione lavorativa e l'altra. Pur non rinunciando al decoro e all'intimità domestica viveva in una situazione di eterno trasloco,  tra uno scatolone e un cesto, pochi ma non troppo, perché a una buona lettura non sapeva rinunciare e non tutti paesi in cui approdava erano muniti di una biblioteca civica, specie quando si offriva come bracciante agricolo nei luoghi dove faticava a trovare qualche lavoro da impiegato. Dormiva ovunque sonni sereni e pieni di sogni, tutti quelli che la sua coscienza sapeva regalargli. 






Commenti

  1. Potremmo definirlo un piccolo eroe dell'onestà. Chissà sopra quel naso che sguardo aveva.

    RispondiElimina
  2. Quando la coerenza e l'onestà non hanno rivali. La prosa sontuosa è la tua.

    RispondiElimina
  3. Sei sempre di più una pittrice delle parole.
    Mi piace "anima lunga e secca".

    RispondiElimina
  4. Ciao cara, passo di qui e ti lascio un saluto :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Silvia! I tuoi saluti sono sempre graditi

      Elimina
  5. io me lo immagino proprio, perché hai la capacità di mostrarcelo

    RispondiElimina
  6. Ho cambiato tredici datori di lavoro e ogni volta telefonavo a mia moglie e dicevo che m'ero licenziato e lei si preoccupava di sapere quando m'avrebbero dato la liquidazione. A me bastava che un padrone alzasse la voce a un operaio che la mattina dopo si trovava la mia lettera sulla scrivania.
    Comunque Zeno m'è simpatico perché con la bocca aperta che pare un po' tardo è il miglior intelligente che ci sia (è sempre meglio far finta di essere tonti che far finta di essere intelligenti).
    E poi non so se facesse davvero finta, a quelli alti il sangue per arrivare dal cuore al cervello ci bada di più che a quelli bassi che per questo sono più svelti.
    Ciao.

    RispondiElimina
  7. Ha ragione Mariella. Sontuosamente dipingi anche vite apparentemente da nulla. Semplicemente attaccate alla propria coscienza, al saper sopravvivere gustando una pagina di libro, un'amicizia non ipocrita. Coltivando sogni e tristezze alla stessa maniera. E convivendoci sereno.
    Da una prora sontuosa ad una sontuosa prosa

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari