Ventosa






Per tutta la settimana era soffiato un vento da Nord così teso che le Dame eleganti avevano spinto fuori dalle loro signorili dimore non solo le cuoche e le servette avvezze a gestire le incombenze necessarie all'amministrazione domestica con ogni temperatura e ogni condizione meteorologica, ma financo le loro dame di compagnia per recapitare messaggi ai maggiordomi dei loro amanti: trovavano
infatti meno indecoroso il rischio che i loro più riposti segreti iniziassero a correre di bocca in bocca piuttosto di esibire le loro nudità al pubblico sguardo visto che anche la sottogonna, la gonna ed il soprabito più casto, sottoposti a quel soffio inesorabile, tendevano a librarsi verso l'alto rischiando di far perdere loro, oltre che la dignità, anche l'equilibrio: più di una dama, nel primo giorno di quella tormenta, accecata dalle crinoline 




volanti e spostata dal vento impetuoso era stata soccorsa dopo una rovinosa caduta.
I bambini, chiusi in casa da giorni dalle madri che temevano di vederli decollare come aquiloni senza più la bava di filo a comandarli, osservavano con stupore il volo di tutti gli oggetti che non erano stati ancorati. Il primo giorno decretò la moria dei cappelli maschili: tube, bombette, baschi dei monelli , una lista infinita di dispersi; tanto 




che, nei giorni successivi, coloro che non potevano evitare di uscire li tenevano annodati con sciarpe e foulard sotto al mento: pareva che in città tutti sciaguratamente soffrissero di inspiegabili mal di orecchi o di denti.
Abiti dimenticati inopinatamente stesi all'aria vagavano da giorni di ramo in ramo, di balcone in balcone, di filo del telegrafo in filo del telegrafo : sembrava che stormi di 



variopinti uccelli esotici avessero occupato i nidi e le postazioni di passeri, fringuelli, pettirossi i quali, saggiamente, avevano scelto dimore più sicure nelle quali rifugiarsi per attendere la fine della tormenta. In quei giorni fu a tutti chiaro il concetto che il vento agita: perfino alcuni pii uomini in odor di santità, rischiarono di vedersi interdetto il futuro ingresso in paradiso e sentendosi scivolare tra le mani la santa virtù della pazienza si dedicarono ad una specie di novena perpetua.
I cani del villaggio ricordarono tutti contemporaneamente di essere parenti stretti dei lupi e in quelle notti l'aria si coprì di latrati ed ululati che risvegliarono negli anziani il senso della caducità dell'esistenza e regalarono ai bambini, e alle anime sensibili, spaventosi incubi.
Nei negozi finirono perfino i fondi di magazzino: tutti facevano incetta di generi di prima necessità quasi certi dell'imminente fine del mondo. Al settimo giorno anche i più tenaci caddero stremati in un sonno profondo. Poi piombò un improvviso silenzio a risvegliare tutti: il vento era cessato, l'alba aveva dita di rosa.





Commenti

  1. Bel racconto surreale (ma con un piede nel reale, il cambio del tempo che tutti vediamo, grazie all'inquinamento di questi ultimi 50 anni ...), che sembra un pezzo del mio amato Dylan Dog. Belle le foto, dove le hai prese?

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    1. Grazie Alli, in giro per il web. Al solito mi ha ispirata la tavola di un illustratore, ma non mi ha dato il permesso di usarla, quindi ho ripiegato su foto d'epoca

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  2. E finalmente la quiete dopo la tempesta. Se la ricorderanno.

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    1. Per generazioni, tanto che è giunta al mio orecchio, in un soffio 😁

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  3. Ma tu pensa, un post così bello, foto così suggestive e io... io continuo a mormorare "financo". A volte basta l'accurata scelta di una parola per restituire l'atmosfera di un'epoca.

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