Incipit: Purity





-Oh  micetta, come sono contenta di sentire la tua voce, - disse la madre della ragazza al telefono. -Il corpo mi tradisce di nuovo. A volte penso che la mia vita sia solo una lunga serie di tradimenti corporali.
- Non è così per tutti? - disse la ragazza, Pip. Ultimamente chiamava la madre a metà della pausa pranzo alla Rewable Solutions. Ciò le procurava un po' di sollievo dala sensazione di non essere adatta a quell'impiego, di avere un impiego al quale nessuno poteva essere adatto, o di essere una persona inadatta a qualunque tipo di impiego; e poi, dopo venti minuti, poteva dire con sincerità di dover tornare al lavoro.



Jonathan Franzen. Purity. Einaudi. Traduzione Silvia Pareschi


Prima di tutto perché non andava bene l'immagine di ragazza scelta dalla casa editrice americana per l'edizione italiana? Boh misteri dell'editoria.

Questo libro è imperniato sui rapporti tra genitori e figli, sul senso di colpa, sul paragone tra la gestione dell'informazione prima della caduta del muro del muro di Berlino e quella  dopo l'avvento di internet: lo spionaggio organizzato gerarchicamente per accentrare il potere e controllare, versus, lo spionaggio  militante di oggi (vedi Wikileaks o Vatileaks) per controllare i poteri forti e distribuire un'informazione sottratta alla società dai canali di informazione ufficiali
Purity Tyler, Pip, per sua madre, per gli amici e soprattutto per se stessa, è poco più che ventenne, ha un rapporto simbiotico con la madre. "nel mondo di sua madre esisteva solo Pip", "nessuna telefonata era completa prima che una delle due avesse reso infelice l'altra"; un debito pesantissimo dovuto al mutuo contratto per frequentare l'università, per tentare di sanare il quale è costretta a lavorare in un call center e a vivere in una casa occupata; ha un'autostima pari a zero "quattro su ventidue erano più o meno le volte in cui si guardava allo specchio e vedeva una persona carina, invece di una che se fosse stata un'altra sarebbe stata carina, ma che , siccome era lei, non lo era", non ha un moroso, non ha amici.
Andreas Wolf è nato nella Germania dell'est ed ha circa vent'anni quando il muro cade, è figlio di due pezzi importanti dell'apparato statale ed rivendica una vita "contro" soprattutto al padre; poeta, narcisista, vive in una chiesa dove svolge l'attività di consulente per giovani "antisociali" eppure, anche grazie alla posizione dei genitori, non è mai stato arrestato dalla Stasi, tuttavia "rende un prezioso servizio allo stato, convincendo gli elementi antisociali a tornare all'ovile, dicendo la verità mentre raccomandava a loro di pensarci due volte prima di fare altrettanto"; epppure più critica i genitori "più sprofondava nel suo rapporto infantile con loro"; la caduta del muro avviene poco dopo che lui ha drammaticamente imposto una svolta alla sua esistenza e gli consentirà di cancellare ogni traccia di quel suo passato e crearsi un futuro di santone della rete con un progetto per il controllo dei poteri forti alla stregua di un Assange, odiato rivale.
Tom Aberant è il terzo tassello della storia, americano, giornalista, una storia d'amore importante con una collega "la sua vita con Tom era strana, mal definita e permanenetemente temporanea, ma proprio per questo era una vita di vero amore", sopraggiunta dopo un rapporto totalizzante con una donna fragile, difficile, disturbata "Solo l'amore, solo una lunga storia di empatia, identificazione e compassione, possono radicare un'altra persona nel vostro cuore così in profondità da non permettervi di sfuggire al vostro odio per lei"; una madre fuggita  dalla Germania Est durante gli anni della cortina di ferro che accompagnerà a morire a casa proprio nei giorni della caduta del muro, conoscendo così casualmente Andreas e dando la stura all'impalcatura della narrazione.
Molto più non posso raccontare senza rovinare la lettura.
Una bella prova letteraria di Franzen che costruisce e cesella la storia  mirando all'opera perfetta "Tutti questi Jonathan. Un'invasione di Jonathan letterari. Se leggessi solo la "New York Times Book Review" penseresti che è il nome più comune d'America. Sinonimo di talento, di grandezza. Di ambizione e vitalità". Una prova straordinaria di Silvia Pareschi per la presenza tra l'altro di continue citazioni all'opera Shakespeariana, non riportate dall'autore, e di un acrostico anglo-germanico che penso le avrà rubato più di qualche ora di sonno

Commenti

  1. Sono più o meno a metà, combattuta tra la fretta di divorarlo e il desiderio che non finisse mai... Per ora mi pare solo di intuire che il buon Franzen si sia proprio superato!
    p.s. Anche a me si è riempito il cuore di stupore e di stima per l'acrostico :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Diciamo che per essere il tomone che è è andato giù in un battibaleno

      Elimina
  2. Perbacco che commento!!! Di questo libro ho sentito dire che è bellissimo o che non è niente di ché. Poi ho sentito dire che Franzen si è superato con Le correzioni ed ora qualsiasi opera non potrà che essere inferiore alle aspettative. Io rientro tra quelli che hanno amato Le correzioni e ho un po’ paura che Purity possa deludermi. Aspetterò qualche tempo prima di leggerlo ma non potrò sottrarmi alla lettura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A me è piaciuto più di libertà

      Elimina
  3. Se alla grandezza dell'autore aggiungiamo (come hai giustamente aggiunto!) che la bravissima Silvia Pareschi è ben più che una garanzia... Fossi americano vorrei essere tradotto in Italiano da lei. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'hai già letto Zio?

      Elimina
    2. No, non è periodo di intense letture: fra la promozione di Mailand e il lavoro al romanzo successivo mi sono un po' bloccato: pensa che mi sto trascinando Joshua allora e oggi di Richler da più di un mese, e non perché sia un brutto libro (forse un po' prolissuccio...) Ma di meravigliose traduzioni di Silvia (a cominciare da Le correzioni) ho una certa esperienza... :)

      Elimina
  4. http://www.internazionale.it/opinione/christian-raimo/2016/03/11/purity-franzen-recensione
    Vi posto di nuovo questo link (come Amanda, il giornalista di Internazionale, ha apprezzato sommamente l'opera della "nostra" Silvia).

    RispondiElimina
  5. Reduce dal viaggio e da circa 12 ore di sonno, trovo il tuo post che mi fa molto piacere. Sai che l'acrostico non è stato difficile per niente? Il problema è stato decidere come gestirlo, finché non siamo arrivate (io e l'editor) alla soluzione della nota.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah ecco, mi ero fatta un film di tormenti notturni per niente :-D

      Elimina
  6. Ho in mente di leggerlo presto, in estate(è un bel tomo che richiede il suo tempo). Grazie a Silvia, ho letto la parte anticipata sull'inserto del sole ...mi attira per un sacco di motivi, Berlin e Silvia, tra i primi.

    RispondiElimina
  7. L'ho letto. Interessante e ben scritto lo divori senz sosta fino a metà libro. Ad un certo punto, non so perchè, ho iniziato a trovarlo molto noioso e prolisso. La parte finale a mio avviso cade un po' nella telenovelas. Quello che più mi è piaciuto è il modo di alternare i tempi, un po' lo stile che amo nel vedere un film, ed effettivamente mi è quasi sembrato di vedere un film piuttosto che leggere un libro, ma poi....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. circa a 3/4 anche a me è sembrato che il ritmo declinasse terribilmente, poi mi sembra che si sia ripreso

      Elimina
  8. brava la nostra Silvia!
    e tu dovresti comunque farti assumere come "spingitrice-di-libri", li comprerei tutti quelli che ci fai conoscere!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. dici che ho un futuro? Mi rendo conto che qui tutti hanno scritto almeno un libro, tranne me, oggi è uscito il tuo, per esempio. Almeno fatemi scrivere dei libri altrui :D

      Elimina

Posta un commento

Post più popolari