Incipit: I miei piccoli dispiaceri






Portarono via la nostra casa sul pianale di un camion un pomeriggio di fine estate 1979. In strada, i miei genitori, mia sorella maggiore ed io la guardammo scomparire, un basso bungalow di legno, mattoni e gesso che si allontanava lento su First Street, superava l'A&W e il Deluxe Bowling Lanes per poi imboccare la statale 12, dove finimmo col perderlo di vista. lo vedo ancora, continuava a ripetere mia sorella Elfrieda, finché a un certo punto non lo vide più. lo vedo ancora. Lo vedo... Ok, no, è andato, disse.
Mio padre l'aveva costruito con le sue mani all'epoca in cui lui e mia madre erano novelli sposi entrambi appena ventenni e con un sogno.


Miriam Toews. I miei piccoli dispiaceri. Marcos y Marcos. Traduzione Maurizia Balmelli



Io ve lo dico: questo libro mi ha travolta e stravolta. E' carico di tanto amore, di tanto dolore, di tanta musica, di tanta poesia, di tanta grazia che l'ho divorato e mi ha divorata. Di Miriam Toews vi parlai già col precedente "Mi chiamo Irma Voth". Questo suo ultimo romanzo è la storia di due sorelle Elfrieda e Yolandi che fanno parte di una comunità mennonita chiusa e bigotta. Elfrieda bella e perfetta "la sua risata scoppiettante come una raffica di avvertimento, una sfida al mondo perché venisse a prenderla, se ne aveva il coraggio"  è una pianista di fama internazionale e lo è diventata  nonostante il veto della comunità "In paese tecnicamente i pianoforti non erano neanche permessi, troppo evocativi di saloon e spacci clandestini e piaceri sfrenati, ma i miei l'avevano comunque introdotto furtivamente in casa nostra perché un medico cittadino aveva consigliato di offrire ad Elfe alle sue energie uno 'sfogo creativo' per evitare che diventasse 'indomita', parola che aveva implicazioni sinistre", ed è sposata con Nic che la adora.  Yolandi ha sei anni di meno, due figli da due compagni diversi, una vita incasinata, un divorzio alle porte ed è tanto resiliente quanto Elfrieda, l'indomita, finisce per rivelarsi fragile come un pianoforte di vetro. Secondo l'energica madre delle ragazze, proveniente da una grande e patriarcale famiglia, in cui tutto il lato femminile risulta compatto ed unito, la sofferenza, anche se risalente al passato, si propaga per le generazioni come l'agilità, la grazia o la dislessia. La fatica di vivere di Elfrieda è il perno di tutta la storia, la sua sofferenza era palese anche a tutti coloro che l'ascoltavano suonare estasiati "mentre l'ascoltavo suonare ho sentito che non avrei dovuto essere nella stessa stanza con lei (...) era un dolore privato, per privato intendo inconoscibile. L'unica a conoscerlo era la musica".  Elfrieda desidera porre fine alla sua sofferenza, Yolandi vuole che viva e sono così due nemiche innamorate l'una dell'altra. Non vi aspettate però che lo struggimento di questo testo dipenda dal tema del suicidio, Miriam Toews sa usare levità e feroce ironia anche nei passaggi più drammatici "ai mennoniti piace cantare nelle situazioni tese. E' un'alternativa quando non puoi gridare o dare di matto e svuotare un caricatore in un centro commerciale affollato"  . I miei piccoli dispiaceri è una grande storia di amore e un inno alla vita

Commenti

  1. beh direi che mi hai convinto...

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  2. Sì, ne ho sentito tanto parlare, sempre benissimo.

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    1. non so quanto ci sia di autobiografico, so come Miriam Toews, sappia narrare con estrema empatia il male di vivere, c'è ad un certo punto del libro una sorta di preghiera al medico che mi ha tormentato l'anima

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  3. se ha travolto e stravolto te, non c'è motivo di non provare!

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    1. non è un libro da leggere in momenti cupi però :)

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    2. ah ok, allora lo metto in lista per il 2054! :)

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  4. La quarta di copertina mi aveva incuriosita, il tuo post mi ha fatto venire decisamente voglia!
    p.s. come si fa a scriverti in privato per chiederti un paio di cose?mi scrivi tu a cristirocco@gmail.com?

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  5. Risposte
    1. speriamo che poi non me lo tiri in testa :D

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  6. Zitta amanda che per pensarci troppo mi son fatta scappare una copia usata che costava una sciocchezza! Che nervi!

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  7. L'ho terminato domenica. Struggente e vitale, nonostante tutta quella morte. Mi è piaciuto tantissimo.

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    1. Allora , se non l'hai ancora fatto, leggi "Mi chiamo Irma Voth"

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