Incipit: La mano sbagliata







Per tutta la vita, Baptiste Dupré era stato un giocatore. In lui non era un caso, ma il risultato di una scelta, di una volontà indefettibile. I suoi genitori si erano sforzati di inculcargli qualche vecchio principio ma la morale, lo sapeva, non era fatta per lui.
"Nella città ci sono i buoni e i cattivi" diceva suo padre.
"E gli altri" rispondeva lui.
Nell'età in cui i bambini giocavano spensierati a guardia e ladri, lui si era ripromesso di non essere mai né l'uno né l'altro. La vita gli mostrava ogni giorno che non c'era giustizia, niente buoni e cattivi, dunque nessun buon Dio; e se non c'era buon Dio, allora esisteva soltanto il caso.


Jean- Michel Guenassia. La mano sbagliata. Salani .Traduzione Franco Bruno.

Due uomini stanno giocando la loro partita a carte con la sorte Baptiste, che l'incipit ci ha presentato, viene portato a quel tavolo dal suo vizio per il gioco, Pierre da affari fatti con le persone sbagliate. Entrambi hanno accanto due donne innamorate: Anne, moglie di Baptiste, figlia dell'alta borghesia parigina, potrebbe essere la chiave del riscatto di Baptiste

Per più di un anno vissero una passione turbinosa. Anne non concepiva l'amore in altro modo.
"Si eccessiva. si può uccidere l'amore amando troppo" diceva lui.
"Preferisco morire anziché cambiare".

Camille, molto più giovane di Pierre, indossatrice, amante dei viaggi apparentemente priva di punti di riferimento, che scopre in Pierre il suo baricentro proprio quando la sorte li allontanerà.

Tra i due piatti della bilancia Moreno, fratello dell'anima di Pierre, che il padre di Pierre, Antoine , uomo che vantava una morale molto elastica e principi tutti suoi , aveva adottato dopo che suo padre era caduto sul campo dell'onore del canagliume. Moreno da principio socio di Pierre, si allontanerà dalla impresa in seguito alla comparsa di un nuovo spregiudicato socio. Ma non dimenticherà il debito di riconoscenza e il legame di fratellanza con Pierre nel momento del bisogno.
Guenassia di cui vi ho già parlato, qui forza alla mano al destino, più di una volta, non solo per far sedere i due giocatori allo stesso tavolo, ma poi conduce il gioco psicologico in maniera eccellente

Commenti

  1. Risposte
    1. Benvenuta Daniela, il precedente che ho linkato dello stesso autore, comunque a me è piaciuto di più, ma a volte dipende da qual è il primo che si legge

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  2. Curiose coincidenze: nel mio (ormai) penultimo romanzo c'è un Dupré, e in quello che sto preparando c'è (come intermezzo intertestuale) il racconto di una partita a poker... Intanto mi segno questo autore... :)

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