Incipit: "Mayumi e il mare della felicità" e "l'uomo seme"

Oggi si parla di desiderio e sessualità femminile




Ebbe inizio in biblioteca. Mentre il giovane aspettava in silenzio che qualcuno si occupasse di lui io me ne stavo immobile, schiava del mondo fuori della finestra. La stagione del momijiari volgeva al termine: le foglie cadevano dai rami fitte come raffiche di neve. Le capinere mangiavano gli alberi, colpivano la corteccia col becco per poi masticarla rapidamente in quell'annuale e parodistica esibizione di appetito che ho sempre trovato volgare. Quando mi voltai lui si schiarì la voce e mi chiese una tessera. Mi spiegò, lanciandomi appena qualche sguardo fugace ma restando a capo chino, che pur essendo venuto in biblioteca insieme alla madre sin da piccolo non aveva mai posseduto una tessera tutta sua. C'era qualcosa nelle sue maniere, la dolcezza, il rispetto, l'espressione esitante, tipica di chi è molto legato alla madre. La continua vicinanza fisica non genera forse una forma di rispetto più completa di qualsiasi cosa si possa insegnare? Quando gli consegnai il modulo e poi guardai come lo compilava, le dita un po' maldestre con la piccola matita, non pensai che l'avrei fatto mio, non ancora, mi limitai ad ammirare la sua bellezza. Mi dissi: è fuori dalla mia portata, un pensiero che, se fossi stata più giovane, forse mi avrebbe spinta ad andare avanti, ma che nella mia mezza età fu come un ordine di ritirata.


Jennifer Tseng. Mayumi e il mare della felicità. Edizioni e/o. Traduzione Nello Giuliano






Saule- Mort, 19 giugno 1919

Ho deciso di raccontare quel che è successo dopo l'inverno del 1852 perché, per la seconda volta in meno di settant'anni, il nostro villaggio ha perso tutti gli uomini. L'ultimo è morto il giorno dell'Armistizio, l'11 novembre scorso.
Per noi donne non c'è vittoria, ma vuoto, e io unisco le mie lacrime a quelle di tutte le donne , tedesche o francesi, che vagano per le loro case dove non c'è più un uomo. piango quelle braccia perdute fatte per stringerci e per rovesciare una pecora durante la tosatura. Piango quelle mani rubate, fatte per accarezzarci e tenere la falce per ore. 
Avevo sedici anni nel 1851 e oggi ne ho ottantaquattro. Ogni volta la Repubblica ci ha falciato via i nostri uomini come noi si sfalcia il grano. Un lavoro perfetto. Ma il nostro ventre, la nostra terra di donne, non ha più dato messi. A forza di falciare gli uomini, è il seme che è venuto a mancare.


Violette Ailhaud . L'uomo seme. Fandango/Playround. Traduzione Monica Capuani


Il desiderio delle donne raccontato da due donne, distanti nel tempo tra di loro come sono distanti i loro bisogni, le loro età, le loro culture; accomunate da un sentire esclusivamente femminile e da un linguaggio per  raccontare, e condividere che unicamente una donna può usare.

Mayumi, ha 41 anni, un matrimonio spento, una figlia bambina che adora, un lavoro che le piace, vive su un'isola lungo la costa atlantica del New England.

Mostratemi una donna di mezza età che non prova desideri e io vi mostrerò una bugiarda.

Violette ha sedici anni e vive lavorando la terra in un mondo suo malgrado esclusivamente popolato da donne, è una vergine vedova ragazzina.

Qualcuno ha paragonato Mayumi e il mare della felicità ad una versione capovolta di Lolita, ed in vero è la stessa Tseng a citare Nabokov nel libro. Tuttavia al ragazzo di cui si innamora Mayumi, che, unico in tutto il romanzo, non ha un nome (il perché lo scoprirete leggendo) non appartiene nessuno dei modi provocanti da ninfetta di Lolita. Il giovane appare timido, a tratti impacciato, ma allo stesso tempo gentile, "un vero gentiluomo di altri tempi" lo abbiamo definito infatti lo spacciatore ed io durante uno scambio di opinioni sul libro a termine lettura, attento alle necessità, non solo sessuali della sua partner.

Lui desiderava fare felici gli altri, laddove io volevo soltanto evitare la mia disperazione .

Quel giorno la sua educazione ebbe su di me un effetto più indelebile che mai (...)
Il modo in cui rinunciava ad ogni diritto su di me mi fece desiderare di potergli concedere tutti quelli che mai avesse desiderato, ma mi spaventò anche.

La relazione di Mayumi è complicata dal suo crescente rapporto personale con la madre del giovane , più che dal senso di colpa nei confronti della sua famiglia, rapporto che cerca e fugge contemporaneamente.

Chi tradisce non si sente come se fosse in un altro corpo, è più come indossare un soprabito diverso: la bibliotecaria coscienziosa e rispettosa della leggi si infila la giacca di pelle della criminale, e per magia le due identità coesistono. Eppure non ci si può spogliare di questo soprabito senza conseguenze. Non si tratta di normali giacche o cappotti. Indossarlo ti cambia anche se, alla fine, decidi poi di toglierlo.

Violette invece è figlia della natura in cui agisce, su cui agisce, le cui potenti leggi sono alla base del patto che lega le donne della sua società, che si sentono tradite, dagli eventi dell'uomo, nella loro possibilità di essere con essa un tutt'uno

Con Jean, la felicità ha fatto il suo nido nella nostra disgrazia e il resto non interessa a nessuna di noi


Casualmente ho letto i due libri uno dopo l'altro, inevitabilmente ho colto, nelle profonde diversità , quei legami di "sorellanza" che mi inducono a parlarvene insieme.














Commenti

  1. Tu mi induci dei bisogni, o forse dovrei dire dei dedideri.
    Devo leggerli.
    In rigoroso ordine di apparizione.

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    1. Il secondo è un librino, uno spirito di libro

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    2. Non so caricare le foto nei commenti quindi ti devi fidare...
      Comprati!
      Entrambi!
      Oggi!

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  2. Ma che bello quando leggi libri che sembrano legati l'uno all'altro...

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  3. Il primo mi piace, lo potrei leggere se leggessi ancora.....me tapina

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  4. La sorellanza, che bella!

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