Rivoluzione Borgomagno





Quella della foto qui sopra fu l'ultima estate in cui il mio mondo rimase fermo com'era quando sono nata, sarà stato il 68 e la rivoluzione dalle Università investì in pieno il Borgomagno, la foto è stata scattata la sera in cui partivo per le vacanze estive, tornai con  orizzonti molto più ampi, mi persi la demolizione, ma per anni i resti del palazzo che aveva resistito alle bombe della guerra, ma non al nuovo piano urbanistico, rappresentarono un grande parco giochi per noi bambini.
La vecchia salita di accesso al cavalcavia della stazione era la nostra rampa di lancio con bici e pattini prima di diventare il piccolo giardino odierno, il problema con i pattini era sempre il medesimo, la frenata finale, bisognava abbracciare al volo un vecchio palo della luce prima che quello pigliasse te sulla testa, ma sopravvissuti al terzo tentativo di suicidio  eravamo diventati davvero abili. I mattoni sparsi venivano usati per fare la casetta del terzo porcellino, devo dire che nessun genitore allora si preoccupava che il muretto ci cedesse sulla testa, tuttavia dopo che all'ennesima ristrutturazione, nel passaggio di mattoni di mano in mano, il tenero dito indice del mio vicino di casa rimase semi spappolato tra mattone e mattone trasformando un pomeriggio di fine estate in un film splatter, i mattoni sparirono. Finchè il Comune non decise di trasformare l'area in un giardino, le erbacce spontanee, che erano diventate alte quanto amandapiccola, servivano per le interminabili partite a nascondino che si concludevano solo quando gli ultimi due concorrenti venivano richiamati in casa perchè va bene l'estate ma l'ora di carosello era passata da un pezzo. Durante il successivo autunno l'assenza di pompe idrovore sotto il cavalcavia forniva spettacoli di rally con l'auto del celodurista ante litteram - "mi passo istesso perchè mi so più figo e go a machina più grossa e a ghea fa"- trasformata in zattera di fortuna, c'era un tipo furbo che, ogni volta che pioveva tanto, si piazzava con una corda ed un furgoncino dal robusto paraurti nei pressi del cavalcavia e si faceva pagare per tirare fuori l'auto del malcapitato dall'acqua alta, noi si stava sullo scheletro della vecchia salita con gli stivaletti da pioggia e l'ombrello e si scommetteva sulle auto che si sarebbero piantate dentro all'acqua. Il cortile, dove siamo stati fotografati invece rimaneva dedicato ai giochi di squadra ed era il nostro fortino nelle guerre contro quelli del cortile vicino, quelli però erano dei duri, nelle cerbottane non mettevano gli stoppini di carta come noi, loro ci mettevano in primavera gli ossi di ciliegia e fuori stagione i sassetti, se ti prendevano sulle gambe erano lividi. Amavano giocare sporco e facevano strage di vetri e serrande di garage a pallonate. All'ennesimo vetro rotto mio padre sequestrò la scarpa di uno di loro volata insieme al pallone. Quando telefonò alla madre della teppa, quella, che era avanti coi tempi e sembrava paro paro le madri odierne, disse a mio padre "Mio figlio è innocente.Come fa a dire che è proprio lui?". Mio padre serafico "Signora ci sono 37 bambini in cortile in questo momento, vuole vedere a chi manca la scarpa o vogliamo fare la prova come a Cenerentola?". Non c'è più un solo bambino a giocare, nè in cortile, nè sul prato, (ma dove giocano?), se non se lo contendono gli spacciatori è il raduno estivo dei tornei di carte serali dei cingalesi o ci fanno il picnic il sabato a pranzo le badanti dell'est almeno un po' di sana socializzazione

Commenti

  1. Ma quanto sono belli i tuoi amarcord? Buongiorno!!

    RispondiElimina
  2. Non giocano più come noipiccole, i ragazzini di oggi. Io avevo il "fognone", pezzo di terra rimasto fra la costruzione di due case.... scivoloni sul fango per la gioia della mamma che lavava i pantaloni ma quanti ricordi! Ma lo sai Amanda che noi siamo la stessa generazione disperata?
    Un abraccio,
    Sandra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. stessa generazione, per niente disperata :)

      Elimina
    2. io sto con Alle stessa generazione, disperata per niente :)

      Elimina
  3. grazie grazie per questi ricordi...

    RispondiElimina
  4. Bello, Amanda. Bella Amanda. :)

    RispondiElimina
  5. Da me invece erano i campi e i fossi dietro casa ad accogliere le nostre scorribande, si giocava agli indiani e ai cowboys (immancabilmente io ero la donna bianca che veniva fatta prigioniera dagli indiani!), si inventavano storie da far invidia ai migliori copioni di Hollywood. E non c'era stagione o pioggia o neve che ci tenesse chiusi in casa, appena si poteva si volava fuori a cercare qualche amichetto con cui dividere le gioie del gioco.
    Che ricordi avranno i bambini di oggi? noia, tanta noia e fantasia ai minimi termini temo.

    La storia della scarpa è stupenda !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. c'erano diligenze ribaltate, fortini sotto assedio, eserciti di ogni tipo ed ogni epoca, città disegnate con i gessetti in cortile, tornei di ogni tipo di gioco a squadre, non ci si faceva mancare nulla :)

      Elimina
  6. Cavolo, ma te l'immagini oggi? In questo racconto ci sono almeno 25 cose pericolosissime che manderebbero in ansia tutti i genitori del quartiere!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. eppure come pediatra di bimbi che si rompono ne vedo tanti ancora oggi, credimi, come facciano non lo so, ma si rompono

      Elimina
  7. Che storia e che foto fantastica!
    Anch'io sono della generazione Quelli che...
    Quelli che... uscivano il pomeriggio dopo aver fatto i compiti e non rientravano che all'ora di cena (almeno terza chiamata), senza che mai i genitori li cercassero.
    Quelli che... facevano un sacco di attività fisica ed agonistica senza essere iscritti a corsi di danza, pattinaggio, nuoto, judo, calcio.

    RispondiElimina
  8. Cos'hai in mano Amandapiccola? Un peluche? Non hai mai parlato del tuo rapporto coi peluche!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. trattasi di bambolina, avrei giurato di aver parlato almeno della Dudù ma non so più dove quindi urge affrontare l'immenso capitolo amandapiccola ed i peluche

      Elimina
    2. E' vero, hai parlato di un cagnolino di peluche con le orecchie "spennate" nel post del tuo rifugio sotto al tavolo (the dog is under the table) circondata dalle gambe delle donne della tua famiglia!!
      Era Dudù?!?

      Elimina
  9. Mi sono rivista piccola a giocare nel prato sotto casa, bei tempi!

    RispondiElimina
  10. Tutti a giocare in cortile o in giro in bici, sempre in due, quello dietro in piedi se era una Graziella oppure seduto se si trattava della mitica Saltafoss...altro che mountain bike. E la tv prima delle 20 in famiglia era solo un soprammobile....
    :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. qualche volta qualche "i ragazzi di padre tobia" o "avventura" o "immagini dal mondo", ma solo se si era ammalati o faceva troooooooooooooppo freddo per stare fuori a giocare

      Elimina
  11. "E alla fine della strada, potrò dire che i miei giorni li ho vissuti".
    Sicuramente Pierangelo Bertoli pensava ad altre sfide e altri generi di intensità di vita, ma, se ci pensiamo bene, credo che nulla possa eguagliare quelli da te evocati con tanta precisione, passione, e controllato trasporto.
    Lo dico con l'invidia di chi è cresciuto senza un cortile, e naturalmente augurandoti che comunque la tua strada sia ancora lunghissima e ricca di emozioni.

    Un caro saluto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mi ci butto nelle cose, da sempre direi :)

      Elimina

Posta un commento

Post più popolari