Alieni allo specchio 9



Jeffrey Vanhoutte



E ci tornava ancora e ancora.
Poteva raccontarselo con parole semplici, o provare a riordinare i suoi pensieri sulla carta, e quelli pareva avessero un senso, lì, nero su bianco, sembravano scorrere, scivolare via senza appallottolarsi l'uno sull'altro.
Ma poi, quando giungeva la notte e l'altra metà del letto rimaneva vuota e fredda come il cadavere del suo amore, quando a sabati alterni suo figlio divideva, con l'uomo che aveva creduto di conoscere come se stessa, le ore ed i momenti che erano stati di loro tre, allora, e solo allora, pareva che nulla avesse più un senso, che l'amore, si potesse pretendere anche quando se ne è andato via, quando ti è scivolato tra le mani, o l'hai lasciato cadere per disattenzione, dandolo per scontato, come non fosse un bene prezioso, una pianta bisognosa di cure, l'ala di una farfalla colorata che andava amata anche quando era solo bruco, un gioco di quelli che si fanno da bambini nei pomeriggi d'estate che sembrano non aver mai fine, un sogno da fare in due, badando bene a regolare i respiri nel sonno per infilarsi nella fase REM con la stessa precisione di due tuffatori sincronizzati,
Quando hai aperto le mani e l'amore se ne è andato, lo puoi rincorrere come una palla lungo un piano inclinato interminabile, ma non potrai mai raggiungerlo.
Così piangeva, batteva i piedi come una bambina, pensando che da fuori qualcuno potesse venire a dirle "conto fino a dieci, vieni a cercarmi, sto aspettando solo questo", o la contenesse in un abbraccio che potesse sedare tutta quell'ira, lenire il dolore della perdita.
E non riusciva a fare altro che sputare quel veleno che lordava le sue labbra e annichiliva il cuore già ferito, rubandole perfino i ricordi del bello che era stato, avviluppando in quella nebbia di odio e rancore suo figlio, che avrebbe voluto preservare da ogni dolore, da ogni bruttura fin dal giorno in cui lo aveva sentito muovere per la prima volta nel suo grembo.
E pur vedendosi brutta  in quel suo rinnegare il passato e negare un futuro, incatenandosi al rancore, non riusciva ad evitare di sputare ed inghiottire quel veleno, che la lasciava vuota, e a tratti, ma solo a tratti, consapevole che quelli non erano il modo, la strada, la direzione, la soluzione

Commenti

  1. intenso ed emozionante, particolarmente vivida, forte è la metafora... l'immagine dell'amore paragonato ad una palla che corre via...

    molto belle anche le canzoni che hai scelto,prediligo tra tutte de andrè ma sono di parte :) è uno dei miei cantautori del <3 legato altresì ai miei ricordi di fanciulla quando lo si strimpellava/cantava con la comitiva

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  2. Il senso straziante della perdita, della mancanza insanabile, cattura e prende alla gola, più che mai in quella metafora della bambina e della conta fino a dieci.
    Ma anche altre metafore (come quella del nuoto sincronizzato) sono straordinariamente espressive.
    Indubbiamente, nella dimensione del racconto breve ci sai fare!

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  3. Risposte
    1. sto domandandomi come interpretare il commento :D

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  4. È quel senso di perdita che ti buca il cuore e tu lo descrivi così realmente.... Una palla che rotola senza fine. Bravissima Amanda

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  5. Amore e odio sta nello sputare ed inghiottire quel veleno.

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    1. se lo sputasse ma senza mietere vittime?

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  6. E dov'eri nascosta finora? O quanto cieco io a forza di blogeggiare sbussolato?! Grazie a Baol allora... ;)

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    1. oh dov'ero mai? qui da anni! :D
      benvenuto Franco

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