Il lavorio dei sensi







E osservare l'erba dei pascoli ancora per poco alta prima che che greggi e mandrie godano i privilegi della libertà estiva, lungo l'erto pendio che cento anni prima aveva bevuto il sangue di vite regalate al potere, troppe, e troppo brevi per essere raccontate ad una ad una.
L'erba pettinata dal vento fresco di un giorno di inizio estate.
L'erba che danza incontro a piccole, gentili, bianche nuvole che ricamano ed impreziosiscono la dolce linea di cresta che divise il mondo tra vincitori e vinti, come ogni misera storia umana.
L'erba che danza come una mandria di cavalli selvatici al galoppo, che scattano improvvisamente di lato aprendosi in due o più ali come se un coreografo avesse impartito un ordine improvviso, il verde intenso dell'erba fresca dopo giorni di temporali che si trasforma in oro quando il vento la piega come la spuma di un'onda in mare.
E osservare il cielo azzurro, non ancora corrotto dall'afa.
E osservare farfalle in coppia che sfrecciano e una giovane manza biglia, tra l'erba che si scalda al sole, per nulla infastidita dalla nostra umana presenza.



E osservare due poiane che si lasciano trasportare alte nel cielo dalle correnti ascensionali alla ricerca da quei vasti orizzonti del prossimo pasto.
E annusare il timo, delicato e persistente profumo, nonostante il selvatico lezzo ovino.

Commenti

  1. incantevole... questo post, sembra quasi di essere lì, ah il meraviglioso, prodigioso, emozionante savoir fair dei sensi...

    RispondiElimina
  2. Ecco proprio così, hai reso sensuale (cosa vuol dire questa parola?) il tripudio della Natura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. che mi significa dunque sensuale? :D

      Elimina
  3. E pero' tu sappi che tutte le volte che nomini il profumo del timo di montagna, il Teodolindo sospira "Ah, il profumo del timo del Veneto!" e si perde nei ricordi d'infanzia. Sappilo, ne sei responsabile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dunque il Teodolindo è veneto!
      Sto in ginocchio sui ceci

      Elimina
    2. Veneto di madre, piemontese di padre. L'altopiano di Asiago sono le sue estati di bambino. Profumi annessi. Tanto per dirti, ieri e' poi tornato a casa con un pezzo di Asiago fresco, pagato quanto caviale...

      Elimina
    3. tu pensa che io l'Asiago fresco lo amo solo con i finferli e la polenta a chiusura dell'estate

      Elimina
  4. chi meglio di me può comprenderti?

    RispondiElimina
  5. quanta poesia! Domani vado in montagna... Ti penserò,

    RispondiElimina
  6. mi hai fatto venire la voglia di essere una mucca.... la mucca carolina !

    RispondiElimina
  7. Amanda, mi hai appena descritto il paradiso!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari