San Francisco state of mind (ri-cit.)



Non l'hanno letto durante la trasmissione Kataribe (fino allo scorso venerdì su Radio 2 dalle 18 alle 19:30), non ho vinto un volo per l'India o per Buenos Aires o per il Kenia, ma il mio ego lo vuole pubblicato comunque!!


Nevica. E’ una sera di fine Febbraio e a Padova nevica. Dobbiamo arrivare a Milano Malpensa in auto, da lì volare a Londra e poi, finalmente, San Francisco.
Atterriamo a San Francisco seduti in coda, sentiamo che il carrello tocca terra, ma noi dall’oblò continuiamo a vedere solo acqua. Altro che Venezia.
Arriviamo all’imbrunire, la temperatura è gradevole, si respira l’aria dell’Oceano.
Pacifico.
Abbiamo lasciato la vecchia Europa, sorvolato un Oceano, arrivati a toccarne un altro, per scoprire di essere ancora in Europa.

Dopo cena, nonostante la stanchezza ci rimbambisca, saliamo su di un tram per gustare il famoso sali-scendi delle “strade di San Francisco”.
E, complici il jet-lag, il dolce sferragliare e l’aria ancora tiepida, ci addormentiamo sulle panche del tram.

Sveglia a San Francisco.
Ah, che piacevoli gli usi americani del lettone da una piazza e mezza e della macchinetta del caffè in camera d’albergo.

Intanto a Padova ha smesso di nevicare.
Ma a San Francisco una giacca è più che sufficiente per andare incontro allo spettacolo del Golden Gate. Un ponte che inizia, ma non finisce, avvolto com’è nell’immancabile nebbia.
Come tutti i ponti unisce qualcosa di diverso. L’est con l’ovest, il cielo col mare, la città con la campagna.
E mentre lo attraversiamo, nella baia compare, spettrale, l’isola di Alcatraz.

Di là dal ponte, arriviamo in un paesino di pescatori delizioso e colorato, e seduti al tavolino del bar all’aperto non ci aspettiamo che il cameriere ci si rivolga inglese. Tutt’al più francese.

Al ritorno attraversiamo il ponte col naso all’insù, pensando che rosso tramonto è proprio bello, e giriamo verso il Pier e le sue attrazioni colorate, i pontili in legno, l’immancabile Hard Rock Café, ma soprattutto le foche ed i loro richiami.
Tantissime, sdraiate a quel che resta del sole, baffute e lucenti.

Il giorno successivo, di buonora al San Francisco Business Center.
In fin dei conti è un viaggio di lavoro.

Commenti

  1. Alla faccia del viaggio di lavoro!

    RispondiElimina
  2. dunque 1)che ci facevi a Padova e pure con la neve?
    2) te ne vai in giro a febbraio per San Francisco e non ci dici nulla fino ad ora?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Era il punto di ritrovo con alcune persone di una ditta di informatica di Padova, era l'ultimo sabato del febbraio 2004, tipo 23/24.
      Tu dov'eri?

      Elimina
    2. il 2004 l'ho eliminato dalla mia esistenza, comunque un sabato di febbraio sarò stata a sciare di fondo

      Elimina
  3. Ma che bel ricordo di viaggio Marilina..andare a San Francisco è tra i miei sogni di viaggio..

    RispondiElimina
  4. Premesso che 1) a S.Francisco ci vivrei o, se potessi, ci tornerei almeno una volta all'anno 2) che il tuo racconto mi ha fatto rivedere quella magnifica baia dominata dal Golden Gate 3) che vorrei proprio "dover" frequentare Frisco per lavoro........
    quante altre bellissime sorprese hai in serbo per noi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A San Francisco ho preso una delle decisioni fondamentali della mia vita. E all'inizio di quell'anno, a gennaio, mi era arrivata l'auto nuova con la targa CM039FR.
      Le iniziali di cognome e nome, l'età, e Frisco.
      Non credo alle coincidenze.

      Elimina
  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  6. Marilina sei tutta da scoprire...emmenomale che hai cominciato a postare..

    RispondiElimina
  7. Uh che bello essere da scoprire! Ho visto cose che voi umani... (ma non ho visto Blade Runner, of course).

    RispondiElimina

Posta un commento

Post più popolari