Danze di fine inverno


 

Io ballo, basta che parta la musica, io ballo, ma non danzo, perchè non ho mai imparato nessuna tecnica, mi piacerebbe danzare, se avessi incontrato un ballerino, sicuramente danzerei, mi sfinirei danzando con il mio compagno, ma ho incontrato un 3/4 orso, orso di montagna proprio, uno che ascolta la musica con la testa, l'ascolta con una intensità incredibile, ma non la sente con il corpo.

Quindi io ballo, ma non danzo.


Ma c'è stato un momento nella mia vita in cui ho capito che potevo danzare anche con il mio compagno orso ed è stato quando lo sci di fondo si è trasformato da un moto dispendioso di energia per trasferirmi da un luogo ad un altro con delle tavole sottili ai piedi in una serie di movimenti sinuosi e coordinati che seguono una loro coreografia e mi fanno scivolare con grazia, permettendomi in contemporanea di fruire di una musica interiore scritta dai colori, dai paesaggi, dall'aria fredda che si scalda a contatto con il mio corpo a sua volta scaldato dalla danza stessa. Così ci siamo finalmente trasformati in una coppia di ballerini e la cosa ci regala una gioia immensa. 
Questo ritorno repentino d'inverno ci ha donato, sabato, l'opportunità di una nuova incursione sull'altipiano, un cielo sfavillante, con una piana di Marcesina dalle temperature sotto lo zero a lei consuete in gennaio (quando invece era desolatamente e inaspettatamente calda).
Io ero in stato di grazia e andavo come un treno. A tratti, cosa incredibile ho lasciato indietro il 3/4 (a tratti anche con gli sci io danzo da sola) Ora provate ad estrapolare dalle misere foto, scattate con il mio poco tecnologico cellulare, i colori e l'incanto.Provate ad immaginare di aver preso il giusto ritmo, forse riuscirete a capirmi. Ci inerpichiamo su per la salita e in cima il sole ci bacia e l'aria gelida ci sferza. Il provvidenziale thermos ci viene in soccorso ripristinando zuccheri e calore e si riparte e cambiando versante la temperatura si fa un po' più mite, la neve raggiunge la temperatura ottimale ed iniziano le danze e quando arriviamo sotto la scogliera di Alpofin (ebbene sì ci sono le scogliere anche sui monti e come su quelle al mare ci si può sedere per prendere il sole) possiamo scaldare le ossa al sole ormai all'apice della sua ascesa e mangiare il più buon pane e formaggio di tutti i tempi (che sapori dona la fame ai cibi!). Ignoriamo che giù nella piana si è alzato un vento sferzante e ci beiamo prima di scendere per la strada degli alpini (ora lo so la strada degli alpini, incantevole in salita, non si fa amare altrettanto in discesa, richiede troppa attenzione alla gestione degli sci per essere goduta come si deve). Arriviamo al rifugio barricata, restaurato da qualche anno, raggiungibile in inverno solo con sci da fondo e ciaspole e una tazzona di brulè di mele ci rianima dopo esserci intirizziti per la lunga discesa. La piana di Marcesina sferzata dal vento non perdona e nonostante il movimento risultano provvidenziali gli strati vestiari aggiuntivi che teniamo sempre nello zaino, tornati in Val Maron al termine del giro, che pure è in quel momento senza vento, alle 3 del pomeriggio, il termometro segna meno 3. Fine delle danze

Commenti

  1. che la grazia sia con te, te la meriti

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  2. Ma che meraviglia, mi sembra di sentire il sangue che mi scorre nelle vene (difficile sentirl, qui alla scrivania)! Anch'io ballo ma non danzo!

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    1. bisognerebbe fondare il club delle ballerine solitarie :)

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  3. anche gli orsi ballerini hanno un loro perché :)

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  4. e io che sono stata tutto il giorno fra divano e poltrona ieri! mi fai sentire proprio in colpa.... ma avevo bisogno di fermarmi, pensa non ho neanche cucinato!
    proprio un'incanto....
    baci
    Sandra

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    1. se non hai neanche cucinato allora la sosta ci voleva proprio, ordine del dottore :)

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  5. io la conosco, quell'aria, sai. io ci sono nato, in montagna.
    ho imparato ad annusare il freddo. a sentire la neve con l'olfatto. se è compatta, farinosa, bagnata, gelata: odori diversi.
    e così mentre tu racconti io sento esattamente il senso delle tue parole, anche se è da molto che non scio più, e che lo sci da fondo per me è stato molto poco.
    ma hai ragione, quando c'è un po' di tecnica e i giusti materiali, la sciata diventa leggera, silenziosa e dinamica.
    e certe giornate sono proprio speciali..

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    1. il senso di red per la neve :)
      e com'è nascere in montagna? e sei come i montanari che conosco che sono rocciosi fuori, ma se arrivi al cuore lo trovi dolce e burroso e ti sei fatto un amico per la vita, o la città ti ha traviato?

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    2. non sono affatto roccioso. e il cuore dolce e burroso è un alibi cui ho rinunciato da un pezzo. no, amanda non sono come i montanari che racconti. a dire il vero ne conosco pochi di montanari così. forse perché l'esserci nato mi ha mostrato anche altri aspetti. quelli meno romantici.
      non so se deriva dall'essere nato in posti vicini ai ghiacciai ma quello che provo sorvolando le alpi su di un volo di linea è una forma di sopraffazione. molto più che la distesa oceanica. non so.

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    3. ora non mi prendere per una mammola, dico che dopo due anni all'ospedale di Merano di montanari delle Valli ne ho conosciuti parecchi e ho potuto valutare pregi e limiti. il senso di sopraffazione lo provo spesso anch'io quando giro per paesaggi lunari di alta montagna

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    4. no, amanda, lo so bene che non sei una mammola.
      c'è una distanza giusta, sempre, per poter godere appieno delle caratteristiche di una comunità.
      mi viene in mente un film, dogville. senza arrivare a quegli eccessi potrei supporre che due anni di lavoro in un ospedale costituiscono un punto di vista molto profondo a ancorché parziale, dal quale poter apprezzare la gente di un posto.
      ma forse tu in un certo senso sei più montanara di me. lo sei quasi per scelta. io per nascita.
      la prossima volta che mi troverò davanti all'ortles però penserò a te. ;)

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    5. ora calma, io montanara lo sono per amore, perchè sono stata rana o pesce in una vita precedente (o forse papera, ma questa è un'altra storia) sto bene al mare, un po' spiaggiata, un po' scogliata, molto sguazzata

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    6. dogville non l'ho visto, dopo le onde del destino e dancer in the dark ho deciso che c'era qualcosa di profondamente patologico nel rapporto tra Lars Von Triers e l'universo femminile e poichè una donna ha esempi quotidiani di questi rapporti perversi ho deciso che non poteva raccontarmi più nulla e che già l'angoscia l'avevo vissuta come testimone diretta di certe storie e ne avevo più che a sufficienza

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  6. Risposte
    1. sei un ballerino o un danzatore Ernest?

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  7. Che c'hai contro chi non danza?
    io manco ballo, figurarsi danzare,
    sarei capace, ho il ritmo dentro,
    c'ho la musica nel corpo, ma non danzo,
    è una questione psicologica,
    mi vergogno
    embhè?
    Che c'hai da ride?

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    1. ma se me le sono scelto uno che non balla che c'avrò mai contro i non ballerini
      oh Paolo!

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  8. Che bella la montagna innevata. Ci son stata a gennaio dopo qualche anno che non andavo e ho provato una sensazione di sintonia assurda con la natura, grazie alla neve bianca e scintillante, il silenzio Della vallata e il sole che ci scaldava.
    http://blogpercomunicare.blogspot.it/?m=1

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    1. Benvenuta dm, a me veramente capita ovunque ci siano spazi aperti non devastati dal cemento che siano al mare o in collina

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    2. Ti capisco, io abito vicino al mare e senza non potrei viverci. La natura mi emoziona.
      Siamo talmente abituati al caos cittadino che quando stai a contatto con la natura ti senti rinata.
      /blogpercomunicare.blogspot.it/

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