Incipit:L'ultima fuggitiva. Ovvero cucire rapporti come fossero coperte





Non poteva più tornare indietro. Mentre annunciava ai genitori la sua intenzione di accompagnare la sorella in America e sceglieva le poche cose da portare con sè, mentre salutava gli zii e baciava cugini e nipoti montando sulla carrozza a Bridport e ancora salendo sulla nave a Bristol sottobraccio a Grace, un pensiero l'aveva confortata: posso comunque tornare indietro. Eppure, un sospetto covava già nel cuore di Honor: la sua vita sarebbe cambiata per sempre nell'attimo in cui lasciava il suolo inglese. Se non altro, l'idea del ritorno aveva reso meno tormentose le settimane prima della partenza, come il pizzico di zucchero che si aggiunge alla salsa per attenuare l'acidità. Le aveva consentito di rimanere calma, invece di piangere come l'amica Biddy quando le aveva regalato la sua ultima creazione: una trapunta con la Stella di Betlemme a otto punte fatta di rombi marroni, gialli e color panna, contornata dalle splendide decorazioni che erano la sua specialità.


Tracy Chevalier. L'ultima fuggitiva. Neri Pozza. Traduzione Massimo Ortelio.

La realtà è che parlarvi di questo libro non è che un pretesto perchè pur non potendo dire che non mi sia piaciuto, da Tracy Chevalier mi sarei aspettata di più. Honor, la protagonista del libro, arriverà nel nuovo mondo dopo un viaggio disastroso che allontanerà per sempre da lei la possibilità di concepire anche la sola idea di un ritorno e varcherà le soglie di questa sua nuova vita nella più completa solitudine. La sua certezza di essere comunque il membro di una comunità, quella quacchera, si scontrerà con le asperità di quelle terre di confine. Farà sua, da fuggitiva, la battaglia di decine di schiavi di colore in fuga dalle piantagioni del sud verso le terre libere del Canada. Conoscerà una passione impossibile, ma soprattutto l'amicizia, declinata al femminile aldilà della razza e della religione. 
Ma è di me e di una storia di amicizia che voglio parlarvi.
Un'amicizia nata sui libri di patologia generale.
Nì è stato il mio primo felice incontro con i figli di Puglia, eravamo andate a sentire una sessione di esami, lei solo leggermente insabbiata, io seriamente arenata, spiaggiata come una balena, in procinto di dire definitivamente "non riuscirò a completare il corso di studi". Non so cosa le fece pensare che insieme potevamo funzionare, ma lo decise e di questo le sarò eternamente grata, parchè nacque un sodalizio che ci portò a macinare esami uno dietro l'altro, fino alle cliniche, fino alla laurea. Voleva fare il chirurgo plastico, ma presto si rese conto che non c'era, allora almeno, ancora spazio per una donna lì e ricalcolò la rotta come fa un navigatore, fece di sè un'anestesista, una brava anestesista, tanto che senza dubbio alcuno le affidai mio padre, che da sempre aveva problemi al risveglio dalle anestesie, quando dovette operarsi e fu l'unica volta che il suo risveglio fu lieve. Io mi ostinai a provare ad entrare a pediatria per due volte e poi ripiegai su audiologia, un po' con la morte nel cuore e così continuai a fare sostituzioni pediatriche durante la specializzazione, che allora non era pagata, per non rinunciare alla mia passione.
Entrambe con una storia solida, entrambe poco propense al matrimonio. Quando finalmente misi su casa i soldi per l'arredo erano pochi, come Honor del libro della Chevalier, anch'io cominciai a cucire per fare un po' più mie le cose raccattate nelle grande soffitta dei miei. Fu così che nacque la mia grande passione per il patchwork. 
Giravo per tappezzieri e raccattavo avanzi di stoffe o campionari, selezionavo, forme e giochi di colore, facevo cartamodelli di ogni singolo pezzo e mi feci così la testiera del letto e l'imbottita, un punto dopo l'altro, rigorosamente a mano. Cominciarono ad arrivare le commesse da parenti ed amici. Anche Nì fece la sua richiesta ed io ridendo le dissi "Se ti sposi avrai la tua trapunta" pensavo di esseremi messa al sicuro. Nella primavera del 97 ricevetti una telefonata "E' meglio se inizi a cucire perchè la devi finire per i primi di settembre".






 Cucii e cucii per tutta la primavera e per tutta la calda estate centinaia di quadratini: tutte le nostre comunioni e tutte le nostre differenze. Scelsi il blu di un cielo notturno terso e l'oro delle stelle di Giotto. Quel matrimonio arrivò una settimana dopo il più devastante dolore della mia vita, ma lei fu con me sette giorni prima ed io provai ad essere con lei sette giorni dopo. Ancora una volta essere insieme fu il viatico per nuovi inizi. Poi a suo marito fu offerta una possibilità di carriera di quelle che, evidentemente, non si possono rifutare.
Avevano appena acquistato il terreno per la casa dei loro sogni, aveva appena vinto il concorso per il posto che desiderava. Siamo sempre rimaste in contatto, lavora in un importante ospedale di Milano, ma sembra inquieta, a tratti insofferente. Per motivi logistici ci siamo sempre viste qui. Due anni fa ero a Milano per un corso e lei si offrì di ospitarmi a casa sua.
Quella casa rese evidenti, una volta per tutte, le nostre diversità di partenza o di arrivo e mi fece a sentire a disagio per la prima volta con lei, trasformatasi in una vera Sciura Milanese, anche se fece di tutto per farmi sentire accolta.
In una recente telefonata mi ha detto "Noi che siamo arrivate" ed io"Dove?".
Non sono partita con una meta, sono in viaggio da una vita

Commenti

  1. ho letto tutto della chevalier !!!

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    1. io alla Chevalier ci sono arrivata tramite te, pensa un po', avevi citato la Dama e l'unicorno in riferimento al mio racconto "in punta d'ago"

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    2. La dama e l'unicorno è un libro bellissimo. E anche la ragazza con l'orecchio di perla. E anche l'innocenza......

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  2. E' triste che qualcuno, specialmente una persona cara, si senta 'arrivata', auto-condannandosi in tal modo a scendere dal treno alla prima fermata.

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  3. mi fai struggere, come ti capisco passerotta. mai arrivata, in viaggio da sempre e per sempre, non chiedermi per dove perchè non lo so...

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    1. ma quella del viaggio è una splendida dimensione

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    2. a volte bisognerebbe anche fermarsi, almeno per tirare il fiato.

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    3. ma nel viaggio sono ben previste le soste, sei tu che non sosti mai!

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  4. L'amicizia può farti compiere imprese grandiose e poi arriva il tempo in cui non comprendi più il perché.
    Di sicuro quella trapunta doveva essere bellissima poichè cucita da mani guidate dal cuore. E questo è un valore che niente può cancellare, nemmeno quel velo di amarezza che ti prende quando non riconosci più una persona cara.
    Sentirsi arrivati è spesso l'inizio della fine.

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    1. sono stata tentata di postare la foto :)

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    2. puoi ancora farlo, dai!

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    3. dai posta la foto.....
      ti scopro anche donna di cucito, io punto in croce...
      la tua coperta sembra un'onda del mare....

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  5. Uhm, mi sa che mi piace di più la tua storia di quella del libro. Le storie dolceamare di amicizia sono un po' la mia specialità.

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  6. La Trip non si sente arrivata nemmeno adesso..figurati...e Rocky ci tiene a dire che anche con tre zampe la sua vita sara' sempre un gran bel viaggiare ....per ora solo un camion ha cercato di fermarlo e non c'e' riuscito ;-) ps pero' che noia le amiche arrivate....

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