Alieni allo specchio 4




Il problema più importante, quello della morte,
 è trattato sempre e solo da incompetenti.
 Non conosciamo il parere di nessun esperto.
Francesco Burdin



L'ho notata subito, con quel suo sguardo mesto, sul sagrato della chiesa, in quella mattina di sole, prova tecnica di una primavera che non arriva mai, la giovinezza un po' sfiorita, come una rosa a fine luglio. L'ho notata perché fino a quel momento non aveva salutato nessuno dei convenuti, eppure sembrava provata. Così mi sono avvicinato: "Buongiorno, parente o conoscente?". La donna ha indugiato un attimo, poi mi ha detto "Una conoscenza recente, mio padre ed il Signor Paolo erano stati ricoverati insieme nell'agosto scorso, per un intero mese hanno diviso la stanza" - e le miserie della malattia- ho pensato io " era un uomo così aperto e sorridente, come pure la sua grande famiglia, che non potevi non fare amicizia. Ed ora eccoci qua". Subito ho pensato che questa donna mi somigliava ed ho azzardato "Ed ora suo padre come sta?" Nuovamente quel sorriso mesto, non sono servite parole, mi è stato chiaro cosa ci accomunava. Stavamo facendo entrambi una sorta di prova generale, ci misuravamo lei con il dolore del distacco, io con la morte. Lei però era una dilettante, io faccio prove da almeno quattro anni. Dal giorno in cui mancò la Signora Bestetti, quella del quinto piano.
In realtà, la Signora Bestetti la conoscevo appena, ma condividevamo lo stesso ascensore da otto anni, da quando cioè mi ero trasferito nella mia casa attuale. Ritenni quindi doveroso presenziare alle esequie. Non ero mica tanto pratico. I miei genitori sono mancati che ero bambino, non ho memoria del distacco, sono figlio unico, non ho cugini, non ho troppi amici. Così partecipando a quel funerale ho capito che del modo come finisce la vita non sapevo nulla e che la cosa mi riguardava, e poi al funerale della Signora Bestetti non c'era praticamente nessuno, sarà che quando sei molto anziano e vivi solo, spesso gli amici se ne sono andati prima di te; il prete pronunciò parole che poteva usare per chiunque e la cosa la presi come un affronto personale perché la poverina non mancava ad una funzione. Così è iniziata la mia collezione, uno al giorno; al lavoro sono turnista, se non posso presenziare al mattino, cerco una cerimonia pomeridiana. Mi metto sempre un paio pantaloni non troppo eleganti, nè troppo sportivi, una sorta di divisa da camaleonte buona per ogni ceto sociale, saluto con cenni del capo i convenuti prima dell'inizio della cerimonia e studio l'animo umano. Si capisce molto dell'animo umano presenziando a funerali: puoi capire se il defunto era molto noto, se avesse un peso nella società -tutti a vantarsi di averlo frequentato, di essere stati amici intimi-; se fosse amato -credetemi ci sono lacrime e lacrime tra i parenti stretti-. Se il defunto era una persona gioviale, ci sarà sempre qualcuno prima o dopo la cerimonia, a volte perfino durante, che racconterà di quella volta in cui si fecero insieme grasse risate. Se avessero amanti -le vedove o i vedovi in pectore ormai li distinguo a fiuto-; i nonni molto amati generalmente hanno i nipotini presenti anche se piccoli. Poi inizi a fare le classifiche dei preti, quelli che hanno l'omelia pronta per categorie: morte di vecchio, di giovane, di bambino, morte improvvisa, dopo breve o lunga malattia, cambiano i nomi et voilà il gioco è fatto, come il prete della Signora Bestetti, che ce l'aveva davanti tutti i giorni e di lei non seppe dire nulla, quasi fosse stata trasparente. Dopo che l'ho sentito fare tre volte la stessa predica ho deciso che avrei cambiato ogni giorno parrocchia, perché mi sarebbe venuto da alzarmi e picchiarlo e soprattutto ho deciso che avrei voluto un rito civile, anche se devo dire che poi ci ho ripensato, i riti civili non si riescono a studiare e conoscendo poca gente rischierei di finire nel forno con meno attenzione del pollo con le patate che mi sono cucinato ieri sera. Ma ci sono preti che, pur non conoscendo affatto il defunto, se lo fanno raccontare dai parenti, pur di dire qualcosa di personale, questi sono quelli che preferisco, anche se a volte scivolano in un eccesso di visione mistica con entrate trionfali in regni celesti ai quali magari il defunto neanche ambiva. Quando la cerimonia è molto sentita e molto partecipata (anche se i presenti non sono magari numerosissimi) mi prende sempre quell'attimo di imbarazzo, mi sembra di essere inopportuno, un voyeur - e credetemi non è quello lo spirito con cui partecipo. Perciò mi alzo e vado ad accendere qualche cero, se c'è una cappella dedicata a Sant'Antonio o a San Franceso sicuramente lo accendo lì e li ridispongo anche tutti in ordine - mai amato il disordine. Alla fine della cerimonia, la giovane rosa sfiorita, aveva gli occhi gonfi, la pelle arrossata, ma pareva più serena,un bel pianto catartico ti riconcilia con la vita e ti predispone ad affrontarne le asperità, mi ha perfino sorriso uscendo, probabilmente ha capito che non c'entravo col Signor Paolo. La sera mi guardo allo specchio con attenzione, no, non è ancora il mio turno, apro la mia cartelletta apporto qualche correzione, la depongo nuovamente nel cassetto del comodino in bella vista, sopra c'è scritto in grande " in caso di morte" sai mai che mi capiti un prete con predica pret a porter, meglio concedergli un "aiutino".

Commenti

  1. look nuovo... mi piace.
    il racconto? passerottino mio.... io e te bisogna cominciare a parlare di ...... hai capito di che cosa vero?
    baci
    Sandra

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    1. Sandrina il look è cambiato da 10 giorni ormai, ma tu corri troppo :D

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  2. Azz., ma questo è un grande!
    a parte l'invenzione, la fantasia, ma la lettura scorre,
    è facile da legere e fa piacere.
    Parlavo oggio con un'amica e dicevamo che tutti si interessano al dopo,
    ma la prima? cosa c'era prima un conteiner di anime che vengono fabbricate da una macchina animatrice e poi scaricate nei reparti di ostetricia?
    come è avvenuto il big bang? e come viene scelta la combinazione anima-corpo?
    sono le combinazioni sbagliate che portano a non piacersi e all'anoressia?
    io sono convinto dell'equazione
    Prima = niente
    Dopo = bigattini
    Ciao.

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    1. prima niente, dopo bigatini è grande :D

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  3. Io e Rocky facciamo ancora un po fatica ad avvicinarci di nuovo all' argomento. ..però il racconto è lieve e non mette tristezza. ..un passo alla volta. ..Grazie Amanda :)

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  4. Ancora un'idea e uno sguardo originale e pensoso sulle maschere che siamo soliti indossare.
    Dal titolo, e conoscendo la crudezza di altri tuoi racconti, mi aspettavo che alla fine l'io narrante rivelasse di essere l'assassino di tutti i cari estinti.
    Ma anche senza un finale così noir resta comunque un'ottima pagina!

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    1. porello in realtà c'è un omino che davvero partecipa a tutti i funerali, sai come altri omarini non mancano mai quando c'è un cantiere aperto, ecco il nostro non si perde mai un funerale, l'ho rivisto la settimana scorsa e da quello mi è venuta l'idea

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