Partita a nascondino





Quando Nenè era piccina abbiamo chiesto al veterinario se fosse sbagliato portarla in giro con noi, invece di tenerla sempre a casa, lui ci disse che, se non avesse dimostrato disagio e si fosse abituata da subito, farla girare con noi era una buona cosa.
Così, nelle calde giornate estive, quando scappavamo dall'afa cittadina, l'abbiamo portata con noi sui monti, al fresco, si partiva attrezzati come quando si hanno bimbi piccoli, le crocchette, un giochetto, l'acqua, si caricava Nenè nel trasportino e si andava sul Grappa.
La prima volta, per tutta la mattina, non si è mai staccata di un metro da noi, esplorava solo insieme a noi, veniva passeggiando nel bosco solo in processione un passo dietro al nostro passo.
Poi ha iniziato ad avere più sicurezza e si aggirava per i posti attorno già esplorati restando comunque sempre a portata di voce e nelle passeggiate a volte ci precedeva fermandosi ad aspettarci.
La terza volta che siamo andati in montagna insieme ad un certo punto non ha risposto, ma abbiamo presto scoperto perché: si era incantata a osservare una pecora che allattava il suo agnellino, era ammaliata, rapita dalla visione.
Fantastico è stato il primo incontro con le vacche al pascolo, stava zompettando dietro al 3/4 e quando si è finalmente accorta delle placide, ma grosse, bestie è letteralmente zompata in braccio a lui.
Ogni volta non ha mai dormito un attimo della giornata troppo intenta ad annusare, esplorare, studiare, salvo poi dormire per tutto il viaggio di ritorno nel trasportino.
E' con queste premesse che martedì, vista la splendida giornata di sole, siamo partiti tutti e tre per i Colli Berici, ed il suo comportamento è stato lo stesso di sempre, solo che durante una passeggiata col 3/4 ha gonfiato la coda, inarcato la schiena e soffiato come un cobra, non si sa bene a chi, e il 3/4 ha deciso di prenderla in braccio dopo averla calmata e di tornare indietro alla nostra postazione.
Lì è stata un po' con me che leggevo sul plaid, poi si è infilata tra i cespugli e improvvisamente è scattata via dove la vegetazione era più fitta. Poiché le sue esplorazioni erano comuni sul momento non ci siamo allertati, ma dopo un po', dato non miagolava in risposta ai nostri richiami, ci siamo allarmati e a turno abbiamo iniziato a perlustrare la zona; siamo andati avanti ore in una angoscia crescente e quando si è fatto troppo tardi siamo dovuti scendere, certi di averla perduta per sempre, avevamo battutto tutto il territorio perlustrabile, dovrò gettare un paio di pantaloni devastati dai rovi, ho le gambe segnate, ero rimasta praticamente senza voce ma quello non mi importava. 
Non riuscivamo a capacitarci di aver messo Nenè in una condizione di pericolo. Ci sono bestie ben più grandi di lei sui Colli ed è stagione di caccia. Non abbiamo dormito tutta notte pensando a tutte le ipotesi sulla sua fine, sulle sue condizioni. Ieri mattina siamo tornati, avevamo preparato degli annunci da lasciare al bar, al supermercato ed al veterinario del paese, ci siamo fermati in ogni casa del vicinato lasciando il nostro numero. Sapevamo che era come cercare un ago in un pagliaio. 
Pioveva, siamo scesi alla radura dove l'avevamo persa e come il giorno prima abbiamo continuato a chiamarla ed è così che abbiamo sentito un lieve miagolio provenire da sotto al cespuglio dove l'avevamo vista per l'ultima volta. La gioia è immensa.
Ci è stata offerta una seconda chance, non per tutti è così. 
Per scaramanzia non avevamo portato con noi il trasportino, Nenè è salita in auto, mi sono seduta dietro con lei, mentre mi mettevo la cintura  è sgusciata nel bagagliaio e lì ha fatto un mare di pipì densa e scura, poi è tornata in braccio a me: non aveva mangiato, nè bevuto nè fatto la pipì per tutte quelle ore e forse neanche dormito, ieri ci ha dormito addosso praticamente per tutta la giornata.
non avevamo bisogno di questa prova per sapere quanto l'amiamo, non credo che avrò più il coraggio di portarla fuori casa, anche se forse non è la scelta giusta

Commenti

  1. Povera piccola, invece probabilmente è la scelta giusta. D'altronde il veterinario vi ha detto "se non prova disagio", e stavolta mi sa che un po' di disagio l'ha provato.

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  2. chissà cosa l'ha spaventata così tanto. cmq sono contento che sia finita bene. a me è capitato in un paio di occasioni di perdere dei gatti e a ripensarci ci soffro sempre.

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  3. Per fortuna l'avete ritrovata, lei sapeva che l'avreste cercata dove l'avevate persa, ma non so se rischierei ancora, non la porterei piu' in giro senza trasportino o se proprio non volete usare il trasportino almeno con un guinzaglio in modo da non farla allontanare troppo da voi, forse l'esperienza qualcosa avrà lasciato in lei ? mah? povera piccolina chissà che paura lassu' da sola; certo che se guardo i miei pelosi, noto che l'esperienza del volo dal 3 piano non impedisce a Joy di continuare a camminare sul parapetto, anche se sotto il mio controllo

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    1. stiamo valutando ma ormai se ne parlerà in primavera

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  4. Concordo con Silvia e già mi sembra una gatta piuttosto coraggiosa: i miei arrivano tranquilli solo fino all'androne del palazzo. L'angoscia della scomparsa è terribile, meno male per come si è conclusa. Ma dici che è tornata al "punto di partenza" o c'era qualche buca o simili che l'aveva trattenuta lì?

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    1. io ho la sensazione che volontariamente non rispondessse ai richiami e che sia tornata al punto di partenza quando ormai era troppo tardi, la zona che per ore abbiamo battutto era vasta a sufficienza da pensare che oltre non si sia avventurata ma che stesse nascosta e che nulla la trattenesse, Nenè è molto "atletica" fa balzi che la nostra gatta precedente manco si sognava, quindi difficile pensare ad un ostacolo dapprima insormontabile e poi superabile, penso che se fosse stata in difficoltà avrebbe chiamato fin da principio

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  5. piccola gattina impaurita...perchè non la riporti più? da valutare secondo me.

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    1. prima dobbiamo riprenderci tutti e tre dall shock, poi eventualmente studiare il da farsi

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  6. Che bella storia a lieto fine: conosco bene quell'angoscia, e soprattutto il sollievo, anzi, la folle felicità quando il ritorno o il ritrovamento la cancellano (purtroppo non sempre)... Non sono d'accordo però con quel veterinario. Un gatto va lasciato libero di girare, se possibile senza troppo pericolo, nei dintorni della propria casa, specie se si vive in campagna, ma portarselo sempre appresso lo espone a troppi pericoli, e soprattutto al rischio di perdervi a vicenda senza più ritrovarvi, perché troppe sono le occasioni di distrazione, svago e curiosità per un gatto, anche il più affezionato e domestico, e così può capitare, se è una gita breve, di dover per forza rincasare senza che ci sia verso di rintracciarlo, perché i suoi tempi non coincidono obbligatoriamente coi nostri. Diverso è portarselo nell'appartamento al mare, o in montagna, dove si pensa di stare per parecchi giorni nello stesso posto: l'importante, lì, è non lasciargli la libera uscita, men che meno il giorno prima del ritorno... Ma per fortuna è finita bene. :)

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    1. penso di essere pienamente d'accordo con te

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  7. Per5 quel che ne so io i gatti non cambiano volentieri la casa
    e non amano posti nuovi, hanno bisogno di conoscere a fondo il loro ambiente
    e la villeggiatura in giro per i monti, per un gatto di città non è il massimo,
    anzi.

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    1. direi che Nenè non ha mai dimostrato disagio nelle nostre gite precedenti, anzi scorazzava volentieri, se avesse dimostrato fastidio dopo la prima gita non ce ne sarebbe mai stata una seconda

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  8. Manza, si chiamano gatti e sono buoni per metterseli in grembo.
    a passeggio si portano i cani.
    gatti = casa
    cani = passeggio.
    facile, no?

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